Elisa forse morta per il freddo. Nessuna violenza sul corpo

Nella foto Elisa Benedetti insieme con l'amica Vanessa
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E’ giallo sulla morte della 25enne ritrovata senza vita vicino all’auto su cui viaggiava con un’amica nella notte tra sabato e domenica. In una telefonata al 112 aveva denunciato uno stupro

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Nessun segno di violenza. E’ giallo sulla morte di Elisa Benedetti, la studentessa 25enne di Città di Castello scomparsa nella notte di sabato 29 gennaio alla periferia di Perugia e ritrovata morta lunedì. Il corpo della ragazza era coperto di fango, con le calze abbassate e il maglione appeso ad un ramo poco distante, è stato ritrovato 30 ore dopo l'ultima telefonata di Elisa ai carabinieri, quella in cui diceva "sento il rumore del fiume ma non so dove mi trovo, sono su una stradina, ho la macchina impantanata e sto scivolando. Aituatemi a uscire". In una telefonata precedente aveva però detto al 112 di essere stata violentata.

Il ritrovamento del corpo - Elisa è stata ritrovata vicino a un laghetto artificiale, a pochi passi dal torrente Ventia, nella stessa località dove si erano perse le sue tracce: i boschi tra Civitella Benazzone e Casa del Diavolo, luoghi dove di giorno vanno i cacciatori di cinghiali e di notte le coppie ad appartarsi. O a drogarsi.
Qualcosa però non torna. La procura di Perugia ha aperto un fascicolo per ora senza ipotesi di reato e dai primi accertamenti sembrerebbe che la ragazza sia morta di freddo. Saranno certamente l'autopsia e gli esami tossicologici affidati al medico legale Annamaria Verdelli a fugare ogni dubbio. Ed eventualmente, a fornire al pubblico ministero Antonella Duchini gli elementi per formulare le ipotesi di reato.

Le ipotesi - L'ipotesi più accreditata al momento resta dunque l’assideramento. La giovane si sarebbe persa nel bosco cercando riparo e quindi, probabilmente caduta nel torrente, sarebbe morta per il freddo. Intorno al luogo del ritrovamento, da quanto si apprende, sarebbero stati trovati i segni di scivolamenti e cadute e anche alcuni indumenti come il maglione, che la ragazza potrebbe essersi sfilata perché bagnato. Intanto gli inquirenti si concentrano sulla prima parte della serata, quella che ha portato Elisa nel bosco a quell'ora e da queste indagini non è escluso che possano emergere responsabilità penali. Ad esempio per ciò che riguarda la violenza sessuale denunciata al telefono dalla ragazza con l'operatore del 112. Oppure sull'eventuale cessione di sostanze alla ragazza.

La sera della scomparsa - Quel che è certo è che il dramma di Elisa inizia alle 21 di sabato 29 gennaio, quando con l'amica Vanessa arriva a Perugia: la serata prevede aperitivo, cena e poi discoteca. La prima parte fila via liscia, anche se le due, racconta ai carabinieri Vanessa, ci sono andate già pesanti con gli aperitivi. Forse un tentativo di scacciare il dolore per la morte della madre, scomparsa due mesi fa. Alle 22 le ragazze cambiano posto e si fermano in un bar in una stazione di servizio a Ponte Rio, dove cominciano a bere di nuovo. Poco dopo arrivano anche quattro o cinque ragazzi nordafricani, alcuni della zona, che si fermano al bancone. I due gruppi iniziano a familiarizzare e a bere insieme. Un'ora dopo le due ragazze e i nordafricani escono insieme: le telecamere della stazione di servizio riprendono l'auto di Elisa e Vanessa che va verso nord e la Golf dei ragazzi che prende in direzione sud. Lungo la strada però le due hanno un incidente ed è a questo punto che cominciano i misteri, anche se i racconti dei testimoni - tutti già sentiti più volte dagli inquirenti - sembrerebbero collimare. Mentre Vanessa parla con il conducente, Elisa sale nella Punto dell'amica e parte.

Le telefonate al 112 - "Ci sono rimasta male - racconta Vanessa agli inquirenti - io non l'ho vista perché ero nell'altra macchina. Non ho visto se ci fosse dietro qualcuno. Non sono riuscita a vedere nulla". Vanessa non spiega però perché la chiamata al 112 in cui dice di "essere preoccupata" per l'amica perché "abbiamo bevuto un po’", la fa soltanto verso le quattro, quando è già rientrata a casa. Forse solo perché ubriaca. I carabinieri li chiama invece Elisa a mezzanotte e 45. Non una ma diverse volte. Prima racconta di essersi persa, poi di esser stata violentata, poi di non riuscire più a capire dove sia finita. Fino alle ultime parole. "Sto scivolando, aiutatemi ad uscire".

Quattro anni fa la morte di Meredith - Quattro anni fa, un altro caso di cronaca avvenuto nella città di Perugia aveva sconvolto l'intera opinione pubblica del nostro Paese e non solo: l'omicidio di Meredith Kercher, per il quale Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede sono stati rispettivamente condannati a 26, 25 e 16 anni di reclusione. Per Guede la condanna è definitiva avendo scelto il rito abbreviato. Per gli altri due è in corso il processo d'appello. E negli ultimi mesi ci sono stati due casi di ragazze scomparse che hanno occupato le pagine dei giornali: la vicenda di Sarah Scazzi, tragicamente finita con il ritrovamento del corpo, e la storia di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra (Bergamo), di cui si sono perse le tracce il 26 novembre scorso.

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