Sabrina resta in carcere per l'omicidio di Sarah Scazzi

Sabrina Misseri
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Il tribunale di Taranto ha rigettato il ricorso presentato dai difensori dell'indagata. Secondo i giudici la morte della 15enne potrebbe essere stata premeditata

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Un omicidio che potrebbe essere stato pianificato, un'inchiesta che avrebbe subito continui depistaggi, uno dei protagonisti - Michele Misseri - che sarebbe vittima di pressioni psicologiche da parte dei famigliari.
Questo lo scenario ricostruito dai giudici del Tribunale di Taranto per il delitto di Sarah Scazzi. Tutto è contenuto in 28 pagine nelle quali i giudici hanno motivato il loro 'no' alla scarcerazione di Sabrina Misseri, rigettando l'appello presentato dai difensori contro la decisione con la quale il 22 dicembre il gip Martino Rosati aveva respinto l'istanza di scarcerazione per l'indagata.

L'eventualità di un omicidio premeditato affacciata dai giudici (stesso collegio del Riesame che il 12 novembre aveva confermato la custodia cautelare in carcere per Sabrina) viene ritenuta una tesi che esce rafforzata dall'esame della documentazione, anche se non è ovviamente una certezza. Ma dal quadro complessivo dipinto dai giudici del Tribunale la posizione giudiziaria di Sabrina sembra uscirne decisamente aggravata. Le esigenze cautelari? Sussistono, e dunque la 22enne di Avetrana deve rimanere in carcere, anche perché c'è una "mistificazione della realtà" sia da parte dell'indagata che di "alcuni suoi famigliari".

Quanto alle lettere scritte da Misseri nelle quali scagionerebbe Sabrina, secondo i giudici non solo non intaccherebbero il quadro indiziario a carico della ragazza, ma al contrario lo rafforzerebbero.
L'agricoltore, sostengono i giudici, dice che quelle lettere le ha scritte lui, ma non dice che corrispondono al suo pensiero. Anzi "traspare - aggiungono - una continua pressione psicologica esercitata dai famigliari per modificare il racconto" di Misseri. E tra queste pressioni i giudici indicano anche come "plausibile" la circostanza che l'agricoltore "non gradisse la presenza dell'avv. De Cristofaro nominatogli dalla figlia Valentina". Il riferimento è alla volontà espressa nelle scorse settimane da Misseri di essere sentito nuovamente dai giudici ma in assenza dei legali di fiducia (oltre a De Cristofaro c'è Daniele Galoppa, che lo ha difeso sin dall'inizio anche d'ufficio).
Poi, per i giudici, ci sono i presunti tentativi di fuorviare il lavoro degli inquirenti. "E' posta in essere - scrivono - una abile, disinvolta e costante attività di depistaggio non solo da Sabrina ma anche da Cosima Serrano". E' la prima volta che la moglie di Michele Misseri, nonché madre di Sabrina, viene indicata esplicitamente tra coloro che avrebbero cercato di mettere gli inquirenti su false piste.

Insomma, l'alibi di Sabrina non regge, anzi per i giudici la ragazza direbbe anche il falso laddove, ad esempio, verrebbe smentita persino dalle dichiarazioni della madre quando la donna dice che la figlia era con lei in camera da letto nei momenti cruciali in cui Sarah sarebbe stata uccisa. Momenti che i giudici anticipano come orario di quel 26 agosto, sposando la tesi costruita dalla Procura con gli accertamenti delle ultime settimane. Sabrina, sostengono i giudici, avrebbe iniziato a precostituirsi un alibi intorno alle 14,20 (e dunque l'uccisione di Sarah sarebbe avvenuta prima, intorno alle 14) con lo squillo al telefonino dell'amica Mariangela Spagnoletti e l'altro, ritenuto finto, partito dal telefonino di Sarah e indirizzato a quello della stessa Sabrina. Alibi dunque che non tiene e un quadro complessivo che porta, per i giudici, ad una sola conclusione: Sabrina deve rimanere dietro le sbarre.

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