Facebook: Io non sono Ruby, io sono.....

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Escort e politica: sul social network, migliaia di persone sostituiscono la foto del proprio profilo con il volto di Oriana Fallaci, Rita Levi Montalcini e altre donne che non si sono piegate al "velinismo"

Guarda le foto:
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"Vote for woman”, urlavano dai palchi improvvisati le suffragette che alla fine dell’800 chiedevano il diritto di voto e più in generale pari dignità tra uomo e donna. "Io sono mia", gridavano le femministe marciando per le strade in pieno Sessantotto.
“Io sono Anna”, “sono Rita”, “sono Dacia”, “sono Sibilla” e "sono Oriana" è il passaparola che tra un post e l’altro rimbalza in questi giorni su Facebook. Dove per Anna si intende la giornalista russa Polikovskaja assassinata nel 2006, per Rita la senatrice a vita e premio Nobel Montalcini, e poi la scrittrice Maraini, la poetessa e scrittrice Aleramo e la giornalista Oriana Fallaci.

Certo, il paragone tra i movimenti che hanno cambiato la storia e l’iniziativa internettiana è azzardata, ma questo è lo strumento che tante donne che non partecipano alle feste a villa San Martino e che "non ricevono buste con banconote da 500 euro" hanno deciso di usare per dire “NO a questo sistema di compravendita delle donne, allo sfruttamento del corpo femminile.. richiedendo che siano riaffermati i nostri diritti come donne: diritto al lavoro ed all'auto-determinazione”.
L’iniziativa lanciata su Facebook porta la firma della non meglio specificata Società Usa e Getta che propone di sostituire la foto del proprio profilo con quella di personalità valorose, intellettuali e combattenti, che hanno lottato per i diritti delle donne in Italia. L’obiettivo, si legge nell’appello, è quello di “comunicare la nostra identità come persone capaci di affermarsi con coraggio ed intelletto, ma anche di rinnovare la nostra memoria storica”.
Sulla pagina Facebook dell’evento, che ricorda come nella settimana dal 24 al 31 gennaio siano tante le iniziative organizzate, (sit-in, dibattiti, cortei o assemblee pubbliche, flash mob) per dire no “al sistema di compravendite delle donne” non si fa mai riferimento né al caso Ruby né alle feste nella villa del presidente del Consiglio. Non si riportano le indiscrezioni trapelate dalle intercettazioni che riferiscono di compensi fino a 70mila euro per una serata, o di appunti, come quelli rinvenuti nell’abitazione di Karima e che recitano: "4 milioni e mezzo da B.; 170.000 "da Spinelli"; "70.000" dall’avvocato Massimo Di Noia.

L’obiettivo, infatti, è quello di risollevare l’immagine delle donne rifacendosi ad esempi del passato o del presente che hanno lottato e si sono affermate senza dover cedere a ricatto alcuno. Questa dunque l'iniziativa delle “altre donne”, come le chiama il direttore de l’Unità Concita De Gregorio.
Quelle che, come ricordava qualche tempo fa il settimanale Newsweek in un lungo articolo che attaccava il rapporto tra il premier italiano e il cosiddetto sesso debole, non hanno voluto e non hanno intenzione di piegarsi al velinismo. E gli esempi sono tanti. Da Anna Magnani a Oriana Fallaci, passando per Sofia Loren e Isabella Rossellini, fino a Rosaria Capacchione.

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