Via Poma, Raniero Busco condannato a 24 anni

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L'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa con 29 coltellate il 7 agosto del 1990 in un ufficio a Roma, è stato ritenuto colpevole dell'omicidio. La famiglia della vittima: "Ha vinto la giustizia". L'imputato: "Mi chiedo perché"

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La Corte d'Assise di Roma ha condannato Raniero Busco a 24 anni di carcere per l'uccisione, il 7 agosto 1990, di Simonetta Cesaroni. I giudici hanno riconosciuto l'aggravante della crudeltà compensandolo, però, con le attenuanti generiche. La pm Ilaria Calò aveva chiesto l'ergastolo. La Corte presieduta da Evelina Canale ha disposto che Busco risarcisca le parti civili in separata sede assegnando una provvisionale immediatamente esecutiva di 100 mila euro per la sorella di Simonetta e 50 mila per la madre.

Il delitto - Simonetta Cesaroni, con cui Busco era fidanzato, aveva 21 anni quando fu trovata morta nell'ufficio in cui lavorava in via Poma, a Roma. Il delitto di via Poma ha avuto negli anni una grandissima eco sui mezzi di informazione. Nelle indagini furono coinvolti diversi sospetti senza mai però giungere ad un accertamento della verità giudiziaria.
I sospetti caddero prima su un giovane che abitava nel palazzo, Federico Valle, quindi su Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile, entrambi poi scagionati. Nel 2008 i pm romani avevano chiesto nuovi accertamenti su Busco, viste anche le nuove tecniche di indagine a disposizione.
Il processo era iniziato il 3 febbraio 2010. Vanacore fu trovato morto - probabilmente per suicidio - in provincia di Taranto, dove viveva, lo scorso 9 marzo.

Busco: "Mi chiedo perché devo essere la vittima"- Subito dopo la lettura della sentenza Raniero Busco ha avuto un malore ed è stato trascinato via dall'aula della terza Corte d'assise di Roma dal fratello. La moglie era accanto a lui. Alcuni amici e familiari hanno urlato "no" alla parola "condanna".
"Mi chiedo perché devo essere la vittima. Trovo tutto questo profondamente ingiusto" ha
detto Raniero Busco parlando con il suo difensore, Paolo Loria, pochi minuti dopo aver abbandonato l'aula bunker di Rebibbia. "Dire che sono deluso - ha aggiunto - e' poco. Davvero non me l'aspettavo una sentenza del genere". Il suo avvocato ha poi aggiunto: "E' una sentenza che forse accontenterà qualcuno ma di certo non accontenta il concetto di giustizia. Contro Raniero Busco c'erano soltanto pochi indizi e nessuna prova. Lui era convinto di essere innocente".

La famiglia di Simonetta : "E' la conferma della fiducia nella giustizia" - "Abbiamo sempre avuto fiducia  nella giustizia e nel lavoro dei pm. Dal momento in cui ci sono state  presentate le prove siamo state convinte della colpevolezza di Busco". Questo il primo commento della madre e della sorella di Simonetta. A  riferire ai cronisti le parole di Anna Di Giambattista e Paola  Cesaroni è stato il legale di parte civile Federica Mondani.

Il dispositivo della sentenza - "La terza corte d'assise di Roma, visti gli articoli 533 e 535 del codice di procedura penale, condanna Raniero Busco alla pena di 24 anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Dichiara il predetto interdetto in perpetuo e per la durata della pena dai pubblici uffici con sospensione dell'esercizio della potestà genitoriale". Così il dispositivo della sentenza della corte, presieduta da Evelina Canale.    "Condanna Busco - si legge ancora nel dispositivo - al risarcimento del danno delle parti civili Paola Cesaroni, Anna Di Giambattista e il Comune di Roma da liquidarsi in separata
sede". "La corte assegna a Paola Cesaroni una provvisionale immediatamente esecutiva - si legge ancora nel dispositivo della sentenza - di 100mila euro, e una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro ad Anna Di Giambattista (madre di Simonetta)".
E conclude: "Rigetta la richiesta di provvisionale avanzata dal comune di Roma. Condanna infine il Busco alla refusione in favore delle parti civili delle spese legali della stessa sentenza che liquida per la parte civile Paola Cesaroni in complessivi 10mila euro, per la parte civile Anna Di Giambattista, in complessivi 18mila euro, e per il comune di Roma, in complessivi 5mila euro". La corte ha inoltre rigettato l'istanza del sequestro conservativo dei beni di Raniero Busco chiesto dalle parti civile.



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