G8, i pm: “a Bertolaso soldi e sesso per gli appalti”

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La Procura di Perugia ha chiuso le indagini e si avvia a chiedere i rinvii a giudizio per i 22 indagati, tra cui il costruttore Diego Anemone, l’ex capo della Protezione civile e Angelo Balducci. Tra i reati: corruzione e associazione a delinquere

INCHIESTA APPALTI: L'ABUM FOTOGRAFICO

E' un "sodalizio stabile", una cricca come venne definita, che gestiva gli appalti relativi ad alcuni dei maggiori grandi eventi degli ultimi anni, dal G8 che doveva tenersi alla Maddalena alle celebrazioni per l'Unità d'Italia, favorendo le società del costruttore Diego Anemone in cambio di utilità, quali l'uso di auto e telefonini ma anche sesso a pagamento, per diversi funzionari pubblici quello descritto nell'avviso di conclusione indagini dei pm di Perugia.

Un’elencazione di 15 capi d'accusa (dalla corruzione all'associazione per delinquere i reati ipotizzati) per i quali la procura del capoluogo umbro non ha ritenuto di dovere procedere ad archiviazione. I 22 indagati avranno ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive. Poi i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi decideranno se chiedere, come probabile, il rinvio a giudizio.

Un'inchiesta che ruota intorno alla figura del costruttore Anemone ma nella quale compaiono funzionari pubblici come Guido Bertolaso e Angelo Balducci ma anche l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro. L'atto non chiude però del tutto l'indagine perugina. Al vaglio della Camera c'è infatti la richiesta di autorizzazione a procedere per l'ex ministro Pietro Lunardi in relazione alla compravendita di un palazzo di Propaganda Fide che coinvolge anche il cardinale Crescenzio Sepe. Non compaiono nemmeno le vicende relative all'acquisto delle case di Claudio Scajola e del generale della gdf Francesco Pittorru, mai inquisiti, per le quali è stato accusato di riciclaggio l'architetto Angelo Zampolini (non è chiaro se per lui a questo riguardo si profili una richiesta di archiviazione).

Dai capi d'imputazione contestati emerge invece che a Roma, "dal 1999 ad oggi", avrebbe operato un "sodalizio stabile" che attraverso funzionari pubblici disposti a mettere a disposizione le loro funzioni favorivano imprenditori privati, soprattutto Anemone e le sue imprese. Gestendo e pilotando - ritiene l'accusa - gli appalti per i Grandi eventi gestiti in particolare dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio. Una,presunta, "cricca" con al vertice Balducci, legato al costruttore da una "comunanza di interessi economici assimilabile a una vera e propria società di fatto". Dalla quale anche Bertolaso avrebbe ricevuto soldi, case e prestazioni sessuali per il suo interessamento.

Sono stati così pilotati in favore del gruppo Anemone - ritiene ancora la procura di Perugia - gli appalti per il G8 da tenersi alla Maddalena, per i mondiali di nuoto a Roma, per le celebrazioni legate ai 150 anni dell'Unità d'Italia, ma anche per la ristrutturazione della caserma Zignani dei servizi segreti, dello stadio del tennis e per il nuovo museo dello sport a Tor Vergata. In cambio Balducci avrebbe tra l'altro ottenuto l'acquisizione di un "prestigioso immobile" nel centro della capitale (poi rivenduto con una plusvalenza di 4 milioni di euro), l'acquisto del complesso del Salaria sport village e l'assunzione di un tale Antony Smit da parte di Anemone su "segnalazione pervenuta da parte di Mauro Masi, al momento dei fatti direttore generale della Rai".

Tra i funzionari pubblici raggiunti dall'avviso di conclusione indagini anche Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola che in cambio dei loro "atti contrari al proprio ufficio" hanno ottenuto - secondo l'accusa - utilità, a vario titolo, quali l'uso di un cellulare e di due auto, la fornitura di mobili e "prestazioni sessuali a pagamento". Intestazioni di beni alla madre in cambio del suo interessamento per gli appalti vengono contestati anche a Claudio Rinaldi. Balducci e la presunta cricca - sempre secondo i pm - avrebbero inoltre usufruito anche delle informazioni fornite dall'allora procuratore aggiunto di Roma Achille Toro in merito a procedimenti trattati dalle procure della capitale e di Firenze. In cambio l'ex magistrato avrebbe ricevuto incarichi per i figli. Proprio il coinvolgimento di Toro ha portato a Perugia l'indagine avviata dai pm di Firenze.

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