Se l'antisemitismo si diffonde sul web

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Secondo uno studio del Centro di documentazione ebraica, in Italia i siti negazionisti e neonazisti sono raddoppiati dal 2007 ad oggi. Tra i creatori ci sono giovani e vecchi estremisti e docenti universitari

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di Greta Sclaunich


E’ il paradosso del web: se nel mondo "reale" gli episodi di violenza antisemita restano stabili, online l’aumento è a due zeri. Lo evidenzia una relazione del Centro di documentazione ebraico contemporaneo (Cdec) che fotografa l’antisemitismo in Italia dal 2007 al 2009: i siti italiani di contenuto antiebraico sono circa cinquanta, mentre nel quadriennio precedente si aggiravano sulla ventina. Al contrario, gli atti di violenza passano dai 53 nel 2007 ai 70 nel 2008, per poi ridiscendere a 53 nel 2009 ed arrivare a 40 nel 2010. Mentre i siti e i gruppi di discussione di natura razzista scoperti dalla Polizia sono cresciuti dagli 800 del 2009 ai 1.200 del 2010.

“L’aumento dei contenuti antiebraici online deriva dalle caratteristiche stesse del web. E cioè dalla facilità di diffusione, dalla velocità e dalla capillarità che internet garantisce. Basti pensare ai “Protocolli dei savi di Sion”, un documento che fino a qualche anno fa si trovava solo in alcune librerie di settore mentre ora si può scaricare con pochi click”, spiega Stefano Gatti, ricercatore al Cdec.
I siti monitorati per lo studio si dividono fra quelli che diffondono documentazione antiebraica virulenta, antisionisti, cospirativisti e negazionisti. Proprio quelli negazionisti “hanno conosciuto l’aumento più considerevole negli ultimi anni. E alcuni di questi si distinguono da quelli delle altre tipologie perché gestiti da professori universitari”. Difficile, quindi, fare un ritratto degli antisemiti 2.0: fra loro ci sono “vecchi estremisti, ma anche giovani confusi, docenti universitari e pseudo intellettuali”, sottolinea Gatti.

Quel che è certo è che sul web sanno muoversi con disinvoltura tra siti, blog, forum di discussione e social network come Facebook e Youtube (siti che, volutamente, in questo articolo non vengono linkati, ndr). Molto utilizzate le piattaforme all’estero, come il norvegese Holywar o l’americano Stormfront dove campeggia ancora la vergognosa lista nera degli ebrei italiani denunciata dal quotidiano Repubblica. L’elenco, malgrado le proteste, non è stato rimosso: è ospitato da un server straniero quindi "è difficile per le istituzioni italiane intervenire, stiamo lavorando con quelle statunitensi per ottenere dei risultati a breve" spiega Sergio Mariotti, primo dirigente della polizia di stato nel settore della Polizia postale telecomunicazioni. I siti italiani, invece, possono essere oscurati se le autorità lo ritengono necessario. E' il caso di Thule-Toscana, oscurato nel 2009. Mentre altri siti antisemiti noti come EffeDiEffe e TerraSantaLibera sono ancora attivi.
Ma cosa rischia un utente colpevole di diffondere contenuti antisemiti sul web? "Si può arrivare fino alla reclusione se si tratti di atti discriminatori", spiega Mariotto.

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