Dopo 38 anni si riscrive la storia del Rogo di Primavalle

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Si riaccende la speranza di far luce sulla morte dei fratelli Mattei, rimasti carbonizzati nel 1973. Lunedì a Roma verrà sentito dai magistrati Achille Lollo, ex militante di Potere operaio condannato a 18 anni ma con pena ormai prescritta

A 38 anni di distanza si riaccende la speranza di far luce sulla morte dei fratelli Stefano e Virgilio Mattei, uccisi a Roma nel rogo di Primavalle. Lunedì Achille Lollo, ex leader di Potere Operaio, condannato a 18 anni proprio per il duplice delitto, ma con la pena prescritta, potrebbe dire la sua verità ai magistrati di piazzale Clodio. Da alcuni mesi Lollo si troverebbe in Italia e lunedì sarà sentito dal pm Luca Tescaroli con l'assistenza dell'avvocato Tommaso Mancini.
Da sei anni la Procura di Roma tenta con rogatorie internazionali di ascoltarlo, ma senza successo poiché si era rifugiato in Brasile, dopo aver rilasciato un'intervista al Corriere della Sera chiamando in causa per il rogo tre persone mai entrate prima nelle indagini: Paolo Gaeta, Elisabetta Lecco e Diana Perrone. Tre persone che per quasi 40 anni hanno vissuto una vita normale; famiglie della Roma bene.

Nell'aprile del '73 le indagini, affidate al sostituto procuratore Domenico Sica, si indirizzarono subito verso i 'duri' di Potere Operaio. Il 7 maggio il pm, chiuse l'inchiesta individuando in Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo gli assassini. Il processo in Corte d'Assise si concluse il 15 giugno 1975 con l'assoluzione per insufficienza di prove. Lollo, Clavo e Grillo, liberi, subito si trasferirono all' estero: il primo in Angola dove rimase dieci anni; Grillo in Svezia e poi in Nicaragua.
Il 30 giugno 1981 la Corte d' Assise d' appello dichiarò nullo il processo, ma il 28 maggio 1984 la Suprema Corte di Cassazione stabilì che il processo di primo grado era valido: annullò la sentenza dell'81 e ordinò un nuovo processo che si svolse nel dicembre del 1986 davanti alla seconda Corte d' Assise d' Appello. Si concluse con la condanna dei tre a 18 anni per omicidio preterintenzionale e incendio colposo. Condanna divenuta definitiva il 13 ottobre 1987.

Per circa sei anni della vicenda non si parlò più, poi il 20 febbraio 1993 Lollo fu arrestato in Brasile, dove viveva legalmente dal 1987. Ai giudici del Supremo Tribunale Federale brasiliano, 4 mesi più tardi, parlerà di una "persecuzione personale" da parte di Domenico Sica. Il Supremo Tribunale all'unanimità respinse la richiesta di estradizione considerando le "caratteristiche politiche" del crimine e il fatto che due suoi figli erano nati in Brasile.

Per undici anni sulla vicenda cadde il silenzio, fino a quando l'otto marzo 2004 un esponente di An scoprì che Lollo era iscritto nella lista degli elettori del ministero dell'Interno per le elezioni dei Comites (le comunità italiane elette direttamente dagli italiani residenti all'estero) nonostante fosse latitante. Il 10 marzo 2004 Lollo in un'intervista al Corriere, precisò di aver ricevuto il certificato elettorale e di essere andato al consolato a firmare per 'Viva l'Italia', una lista di candidati che faceva riferimento all'Ulivo". Sentendosi perseguitato, annunciò rivelazioni: un anno dopo, in una nuova intervista sempre al quotidiano di via Solferino coinvolse Gaeta, Lecco e Perrone, mentre la sua pena cadeva in proscrizione.

Lunedì Lollo potrà far riscrivere la storia del rogo di Primavalle, anche se Manlio Grillo lo ha sempre smentito.

Trentotto anni fa la tragedia - Era la notte tra il 15 ed il 16 aprile del '73 quando Stefano e Virgilio Mattei morirono arsi vivi nel rogo di un appartamento al quartiere romano di Primavalle. 
Nella notte tra il 15 ed il 16 aprile del '73, Mario Mattei, segretario della sezione missina di Primavalle, 48 anni, netturbino, dormiva con la moglie e sei figli, Virgilio, Lucia, Silvia, Antonella, Stefano e Giampaolo, al terzo piano di una palazzina popolare in via Bibbiena. Verso le tre di notte del 16 aprile 1973 alcune persone, poi individuate in Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo, versarono benzina davanti alla porta di casa e diedero fuoco. La donna, che aveva con sé i figli più piccoli, Giampaolo e Antonella, riuscì a mettersi in salvo, Mattei rimase in casa riuscendo a salvarsi e a calare da una finestra Silvia e Lucia. Virgilio, di 22 anni, e Stefano, di 8, non riuscirono a gettarsi dalla finestra e morirono bruciati. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era accumulata nei pressi dell'abitazione, e che assistette alla progressiva morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all'indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sé, perse le forze.

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