"Legittimo impedimento", il giorno del giudizio

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La Corte Costituzionale è riunita per decidere sullo "scudo" di Silvio Berlusconi dopo i ricorsi sollevati dai giudici di Milano dei processi Mills, Mediaset e Mediatrade in cui il presidente del Consiglio è imputato. Ecco i possibili scenari

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La Corte Costituzionale dà il via libera al referendum promosso dall'Idv di Di Pietro per abrogare il "legittimo impedimento". Ma se il voto popolare di primavera riguarderà o meno, oltre ai quesiti su acqua e nucleare, anche lo "scudo" giudiziario del premier tutto dipenderà dal verdetto di giovedì pomeriggio della stessa Consulta sui ricorsi sollevati dai giudici di Milano dei processi Mills, Mediaset e Mediatrade in cui Berlusconi è imputato.

Berlusconi: "Non ho mai richiesto questa legge" - Da Berlino, impegnato in un vertice bilaterale con il cancelliere tedesco Angela Merkel, il premier fa spallucce, nonostante i pronostici da ambienti di Palazzo della Consulta siano a lui sfavorevoli: "Io la legge sul legittimo impedimento non non l'ho mai richiesta. E' un'iniziativa portata avanti dai gruppi parlamentari - sottolinea, così riferendosi all'Udc che con Michele Vietti fu l'artefice della norma 'ponte' verso un mai nato 'scudo' costituzionale -, e io sono totalmente indifferente al fatto che possa esserci o meno un fermo dei processi che considero ridicoli e inesistenti". Inoltre, quale che sia l'esito della sentenza, Berlusconi assicura che "non c'è nessun pericolo per la stabilità di governo".

La decisione della Corte Costituzionale - Certo è però che, in un Palazzo della Consulta blindato e off-limits a fotografi, operatori tv e giornalisti, i quindici giudici costituzionali sentono certamente il peso di una decisione che rischia di far tornare Berlusconi in tribunale, con inevitabili nuove accuse all'indirizzo della Corte. A sostenerli idealmente ci sarà un presidio del Popolo Viola in piazza del Quirinale.

I pronostici - Bocciatura parziale dello "scudo" accompagnata da una interpretazione "ad hoc" della norma, oppure illegittimità totale con una votazione di otto a sette o di nove a sei: sarebbero questi i pronostici della vigilia rispetto a una norma che presenterebbe vizi di indeterminatezza (per l'amplio spettro di attività governative che garantisce a premier e ministri un rinvio dell'udienza di almeno sei mesi) e di automatismo (per l'impossibilità che il giudice valuti di volta in volta non solo l'esistenza dell'impedimento ma anche l'ineluttabilità della sua concomitanza con l'udienza). A meno di dodici ore dall'attesa camera di consiglio, il relatore della causa Sabino Cassese non avrebbe ancora scoperto le carte sulle sue ipotesi di soluzione, quantomeno con i giudici in quota Pdl che domani si avviano a sostenere l'inammissibilità dei tre ricorsi sollevati dai giudici di Milano secondo i quali la legge viola l'art.138 della Costituzione (necessità di una legge costituzionale) e 3 (irragionevole sproporzione tra diritto di difesa ed esigenze della giurisdizione). Rispetto però alla "brutta aria" avvertita mercoledì 12 da alcuni dei quattro o cinque giudici che vorrebbero salvare o evitare di far saltare l'efficacia dello 'scudo', c'è chi - sempre in ambienti di Palazzo della Consulta - avrebbe notato qualche segnale di apertura rispetto a una mediazione che fino a ieri sera era data in fase di stallo.

Gli scenari - Il via libera al referendum per cancellazione dello 'scudo' fa esultare Di Pietro: la resa dei conti per Berlusconi "si avvicina inevitabilmente e inesorabilmente". Ma l'effettivo svolgimento della consultazione dipenderà dal verdetto di domani della Corte: se boccerà del tutto la legge, allora niente consultazione popolare, che invece si terra' senz'altro in caso di sentenza interpretativa di rigetto oppure di un verdetto di inamissibilita' o infondatezza dei ricorsi. Voto in forse se la Consulta boccerà lo 'scudo' solo in parte: in questo caso sarà l'Ufficio centrale della Cassazione a valutare se sussista ancora l'interesse alla consultazione referendaria.

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