Rosarno, 1 anno dopo la rivolta nasce il centro dei migranti

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A 12 mesi dall'inizio degli scontri 120 migranti impiegati nella raccolta degli agrumi potranno beneficiare di una sistemazione. Ma l'emergenza abitativa è ancora lontana dall'essere risolta. E per le strade sfila la "marcia della riconciliazione"

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Tra pochi giorni lasceranno le baracche indegne in cui vivono senza luce e senza acqua per trasferirsi in strutture provvisorie ma sicuramente più dignitose, con docce e bagni. Sono i 120 migranti stagionali impiegati nei campi di Rosarno nella raccolta degli agrumi che potranno beneficiare del campo che sarà allestito dall'Amministrazione comunale e dalla Protezione civile regionale e che potrebbe essere ultimato già la prossima settimana.

L'intervento, certo, non risolve l'emergenza abitativa dei circa 800 africani che vivono nella Piana di Gioia Tauro, ma costituisce, nelle intenzioni dell'Amministrazione, una prima risposta al problema degli alloggi, paradossalmente reso ancora più drammatico dall'abbattimento e dalla chiusura dei ghetti in cui i migranti vivevano sino al gennaio dello scorso anno, prima della "rivolta dei neri" e della successiva reazione violenta di parte della popolazione.

Quest'anno, infatti, gli immigrati si sono dispersi in vecchi casolari, il più delle volte abbandonati, con finestre e tetti rotti, vivendo al freddo ed in condizioni igieniche oltre il limite di una umana sopportazione. Adesso arriva il campo voluto dal Comune. I sopralluoghi sono stati fatti e l'Amministrazione, spiega il sindaco, Elisabetta Tripodi, ha già chiesto l'allaccio provvisorio per l'energia elettrica e poi provvederà ad installare i bagni chimici e le docce.

Si tratta del primo intervento del genere ad un anno dalla rivolta, con l'offerta abitativa che, rileva la rete Radici di Rosarno, resta "ampiamente insufficiente rispetto ad una domanda che nessuna istituzione si e' ancora una volta e incredibilmente preparata ad accogliere". Di contro, sottolinea l'associazione, "è lunga e corposa la storia dei progetti annunciati e mai partiti, come quando, nel gennaio 2007, fu sottoscritto un protocollo per trasformare l'ex cartiera in un centro di accoglienza e aggregazione sociale.

Il progetto naufragò pochi mesi dopo col ricorso della ditta arrivata seconda che bloccò tutto". Radici ha intervistato un centinaio dei migranti presenti ed ha così scoperto che il 90% degli africani ha già soggiornato tra Gioia Tauro e Rosarno negli anni passati, "segno - rileva l'associazione - di una tendenza: chi è tornato, o non è mai andato via, ha la certezza di poter attivare contatti sul territorio, un'alta probabilità di ingaggio almeno saltuario, i rapporti necessari per trovare una sistemazione".

La sera del 6 gennaio, per favorire una integrazione reale e non di facciata, l'amministrazione comunale e alcune associazioni hanno promosso la Festa della mondialità, un'iniziativa, dice il sindaco, "per stare insieme". Migranti e rosarnesi si sono trovati così fianco a fianco per ascoltare musica popolare dei due continenti e condividere i prodotti tipici della Calabria. Il tutto annaffiato da bevande rigorosamente analcoliche. E oggi 7 gennaio, ad un anno esatto dalla rivolta, africani e rosarnesi sfileranno per le vie della cittadina in una marcia della riconciliazione, promossa da Cgil e rete Radici, che poi si sposterà a Reggio Calabria, con un presidio davanti alla Prefettura, ed avrà una appendice anche a Roma, dove è previsto un sit-in davanti al Ministero delle Politiche agricole.

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