Malagrotta, l'ottavo colle di Roma sorge sui rifiuti

La discarica di Malagrotta
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Si va verso una nuova proroga e forse il commissariamento, per la discarica che accoglie l'immondizia della capitale. Avrebbe dovuto chiudere nel 2007, ma non è ancora stato trovato un altro sito. Alemanno: "In città non è possibile". Ora decide Polverini

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Per i romani è diventato un triste rito di fine anno. Prima la promessa: individueremo una nuova discarica entro il 31 dicembre. Poi, con l’approssimarsi della data, il riaccendersi delle polemiche. Infine l’ammissione: ci vuole più tempo, troveremo una soluzione entro il prossimo anno, serve una nuova proroga.

Il tema è quello spinoso dello smaltimento dei rifiuti. Sottotraccia la paura di fare “la fine di Napoli”. In primo piano l’immagine di quello che qualcuno ha ribattezzato “l’ottavo colle di Roma”, un colle fatto di immondizia, scarti d’ogni tipo, carcasse: la discarica di Malagrotta. Con i suoi 240 ettari, Malagrotta è conosciuta come l’invaso per i rifiuti più grande d’Europa, pronta ad accogliere tra le 4.500 e le 5.000 tonnellate di immondizia al giorno. Ma di cui da anni, ormai, si denuncia la saturazione. Avrebbe dovuto chiudere nel 2007 e invece si attende in queste ore una proroga almeno per il 2011.

La legge 36 del 2003, che recepisce una direttiva europea del ’99, fissava alla fine del 2007 il divieto di conferimento dei rifiuti in discarica “tali e quali”, come avviene a Malagrotta. E invece sono passate le giunte regionali, sono cambiati i sindaci, e una soluzione ancora non è stata trovata. Negli ultimi mesi si è assistito a un lungo braccio di ferro tra il sindaco Gianni Alemanno e la presidente del Lazio Renata Polverini. Che si è concluso il 29 dicembre, quando il Campidoglio ha trasmesso alla Regione uno studio su otto possibili siti alternativi nell’area della capitale. Ebbene: nessuno di questi, secondo lo studio, è idoneo ad ospitare la realizzazione di nuovi impianti integrati per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. In una città che, con le sue 1.765.958 tonnellate l’anno, produce oltre la metà dei rifiuti del Lazio (52,8%), con un quantitativo di 649 chilogrammi per abitante l’anno (Rapporto Ispra, dati 2008).

“E’ molto difficile individuare il sito nell’ambito di Roma senza creare gravissimi danni ambientali, urbanistici e sociali”, ha detto Alemanno, che ha chiesto di cercare un’alternativa in tutto il territorio provinciale e ha passato la palla alla Polverini. Così la presidente regionale già ieri ha incontrato il sottosegretario Gianni Letta, per avere rassicurazioni: “In caso di necessità chiederò il commissariamento urgente della discarica – ha spiegato – Da oggi la competenza a trovare il nuovo sito è nostra e si è già insediato un tavolo tecnico”. Polverini ha manifestato ogni intenzione di risolvere la questione, con il coinvolgimento anche dell’opposizione. Ma il capogruppo del Pd alla Pisana, Esterino Montino, si mostra scettico: “Malagrotta rimarrà aperta altri due-tre anni, con buona pace della legalità”.

Le preoccupazioni sono alte anche sul fronte della salute. A novembre, infatti, Alemanno ha firmato un’ordinanza per imporre misure severe di messa in sicurezza di Malagrotta, dopo che i rilievi dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente) hanno rivelato il peggioramento di un “quadro di contaminazione delle acque sotterranee”. Il rapporto riferisce infatti un forte inquinamento delle falde acquifere con la presenza di sostanze tossiche e il ritrovamento di arsenico, benzene e nichel, con valori notevolmente superiori ai limiti di legge.

Ma al momento sembra inevitabile una nuova proroga del termine di chiusura della discarica e probabile il commissariamento. Mentre cresce l’agitazione in tutto il territorio della provincia di Roma (si è tornato a parlare di siti alternativi a Riano, Allumiere e Guidonia). Non solo le popolazioni sono già sul piede di guerra, ma trenta sindaci hanno scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al premier Silvio Berlusconi per lamentare: “Roma non può chiedere per sé ciò che luccica e destinare ai Comuni confinanti ciò che puzza. Troviamo una soluzione condivisa”.

Intanto il presidente della provincia, Nicola Zingaretti, in un’intervista a Repubblica, non nasconde la sua preoccupazione: “Le radici della vicenda dei rifiuti in Campania affondano nel rimpallo di responsabilità di chi doveva decidere e non ha deciso. Proprio come a Roma”.

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