Gli auguri via sms per le feste? Un'abitudine tutta italiana

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Secondo Contribuenti.it sono quasi 500 milioni i testi inviati col cellulare in occasione del Natale. Il sociologo Finzi: "Anche con le nuove tecnologie, restiamo un paese mediterraneo e chiaccherone. Ma il vero rischio è il messaggio circolare"

di Filippo Maria Battaglia

Tanti, molti, persino troppi. Provate a contare gli sms arrivati in queste ore sul vostro telefonino per augurarvi “buone feste”, “felice anno nuovo”, “serenità”, “pace” (e via proseguendo: le opzioni sono illimitate e potrebbero variare all’infinito).
Anzi, non provateci: perdereste subito il conto. Se pensate però di essere tra i pochi bersagli di una persecuzione virale, potete comunque consolarvi.
Secondo uno studio di contribuenti.it, infatti, sono quasi cinquecento milioni i messaggi inviati quest’anno per augurare “Buon Natale”; un numero che in queste ore, complice l’inizio dell’anno, è verosimilmente destinato a duplicarsi.
L’indagine, elaborata da Krls Network, non è affatto benevola: otto volte su dieci, infatti, si esagera per mania e spesso (nel 65% dei casi) si ricicla un messaggio già ricevuto.

Numeri impressionanti, che tuttavia non sorprendono il sociologo Enrico Finzi: “Anche con le nuove tecnologie, restiamo un paese mediterraneo e parolaio. Noi italiani pieghiamo qualsiasi strumento per soddisfare un’atavica vocazione alla chiacchiera di cui l’sms è solo una straordinaria variante. Il “butta la pasta” è il tipico messaggio nostrano”.
Semmai, a sorprendere Finzi, è tutt’altro: “Fino a cinque anni fa, nell’utilizzo del cellulare, prevaleva il servizio voice (in soldoni, ricevere ed effettuare chiamate). Oggi, invece, l’85% di chi ha un telefono ha imparato ad usare gli sms. E lo usa spesso. L’ennesima dimostrazione, questa, che siamo un paese tardivo a metterci in moto ma velocissimo nella rincorsa”.

Contribuenti.it aggiunge però che la selva di messaggi di auguri è in leggero calo (-3%) rispetto all’anno scorso. Dunque si può ben sperare? “No - spiega Finzi - perché non smettiamo di essere chiacchieroni; semplicemente, stiamo gradualmente scoprendo altre modalità (gratuite) di comunicazione: mail e social network su tutti”.
Il vero problema, per il sociologo (e anche per gran parte di noi), non è però l’sms in sé, quanto il messaggio circolare, e cioè il testo non personalizzato ricevuto e inoltrato compulsivamente a una lista indeterminata, ma assai corposa, di un numero illimitato di utenti.
“Un fenomeno irritante che purtroppo tende a crescere, con un’infinità di incognite: da quella di inviare un messaggio a un morto a quella, più difficile da gestire, di inoltrare un sms a una persona con cui si è litigato”.
Difendersi è piuttosto difficile: “Si può chiedere di desistere, impetrare una supplica, ma il rompicoglioni riappare quasi sempre. La maleducazione è fissa nella storia; ma la tecnologia, in questo caso, purtroppo la aiuta”.

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