Ordigni contro la Lega. Maroni: "Non ci faremo intimidire"

La sede della Lega a Gemonio
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Due esplosioni hanno danneggiato la sede di Gemonio, paese di residenza di Umberto Bossi. Il ministro dell'Interno: "Attacco alla democrazia. Si tratta di episodi da non sottovalutare". Solidarietà bipartisan

Le vetrate infrante sono state sostituite subito dai militanti della Lega, che hanno ripulito anche le stanze dai vetri sparsi. Non è la prima volta che la sede, ad un paio di minuti dalla villetta gialla del leader Umberto Bossi, viene presa di mira.
Il portone era stato incendiato nel febbraio del 2007 e nel gennaio del 2009.
Condanna unanime per l'attentato della notte tra il 28 e il 29 dicembre contro la sede della Lega Nord in via Marsale a Gemonio.
Due petardi artigianali sono stati fatti esplodere, a pochi secondi l'uno dall'altro, e hanno mandato in frantumi le due vetrate.

I responsabili del gesto hanno scritto in vernice spray nera 'Antifa secondo atto' sul muro dell'edificio, e poi si sono dati alla fuga, ripresi dalle telecamere dell'impianto di videosorveglianza in paese.
Una scritta che era già comparsa a Varese nel maggio del 2010, quando era stata imbrattata di vernice rossa la sede locale del Carroccio.
E' quella delle frange anarchiche locali una delle piste battute dai carabinieri e dalla Digos, che stanno conducendo le indagini per risalire ai responsabili.

"Non ci lasceremo intimidire - ha commentato il ministro dell'Interno Roberto Maroni - è già successo in passato che sedi della Lega siano state oggetto di atti di violenza, sono episodi da non sottovalutare mai".
I cittadini che risiedono nel centro di Gemonio hanno sentito le due esplosioni verso le 2.45, e hanno allertato le forze dell'ordine. Sono intervenuti i carabinieri, che hanno raccolto i frammenti dei petardi e hanno transennato la zona. A provocare lo scoppio sarebbero stati quindi ordigni fatti in casa: polvere nera, un involucro di cartone e una miccia a fare da innesco. Gli autori del gesto li hanno attaccati con del nastro adesivo alle vetrate, e poi hanno dato fuoco alla miccia.

Un movimento che sarebbe stato ripreso dalle telecamere dell'impianto di videosorveglianza installato nella casa di fronte all'edificio. Le immagini, che mostrerebbero due uomini con un giubbotto 'bomber', il cappuccio della felpa calcato in testa per non farsi riconoscere, sono al vaglio degli investigatori assieme alle riprese delle altre telecamere in paese.
In paese sono arrivati giornalisti e televisioni, che hanno fatto la spola tra la sede leghista e la villetta gialla di Bossi. Il leader è uscito per raggiungere via Bellerio a Milano, ma senza parlare con nessuno. Al Carroccio è arrivata in giornata la solidarietà delle istituzioni e dei leader politici di maggioranza e opposizione.
"Si tratta di gesti gravissimi che devono essere subito circoscritti e isolati", ha detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Solidarietà anche da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha condannato il gesto. Il procuratore della Repubblica di Varese, Maurizio Grigo, ha aperto intanto un fascicolo di inchiesta a carico di ignoti, ipotizzando i reati di esplosione e danneggiamento.

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