Il generale Ganzer “si è accordato con i narcotrafficanti”

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Così i giudici spiegano la sentenza con cui hanno condannato il capo dei Ros a 14 anni di reclusione per traffico internazionale di droga. “Ha tradito per interesse lo Stato e tutti i suoi doveri, compreso quello di far rispettare la legge”

Giampaolo Ganzer ha, per interesse, "tradito lo Stato e tutti i suoi doveri" senza farsi "scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di sostanze stupefacenti e ha loro garantito l'assoluta impunità". Con queste parole i giudici del Tribunale di Milano spiegano la decisione di condannare, il 12 luglio scorso, il capo del Ros dei carabinieri a 14 anni di reclusione per traffico internazionale di droga in riferimento a operazioni sotto copertura. "Il generale Giampaolo Ganzer - hanno spiegato i giudici nelle motivazioni alla sentenza - non si è fatto scrupolo di accordarsi con pericolosissimi trafficanti ai quali ha dato la possibilità di vendere in Italia decine di chili di droga garantendo loro l'assoluta impunità. Ganzer ha tradito per interesse lo Stato e tutti i suoi doveri, compreso quello di far rispettare la legge".

Nelle oltre 1100 pagine di motivazioni i giudici aggiungono che "il generale Ganzer non ha minimamente esitato a fare ricorso a operazioni basate su un metodo assolutamente contrario alla legge, ripromettendosi dalle stesse risultati di immagine straordinari per sé e per il suo reparto". Per i giudici Ganzer ha una "preoccupante personalità" capace "di commettere anche gravissimi reati per raggiungere gli obiettivi ai quali è spinto dalla sua smisurata ambizione". Nel motivare la mancata concessione a Ganzer delle attenuanti generiche, il collegio scrive che le stesse attenuanti non possono essere riconosciute "non solo per l'estrema gravità dei fatti, avendo consentito che numerosi trafficanti (...) fossero messi in condizioni di vendere la droga in Italia con la collaborazione dei militari e intascarne i proventi, con la garanzia dell'assoluta impunità, ma anche per la preoccupante personalità dell'imputato, capace di commettere anche gravissimi reati".

L'imputato, scrivono ancora i giudici, "ha evitato, per quanto gli è stato possibile, di esporsi, facendo figurare altri come responsabili di iniziative che invece erano sue". Colpisce, si legge ancora nelle motivazioni, "nel comportamento processuale di Ganzer, non tanto il fatto che non abbia avuto alcun momento di pentimento (...) ma che abbia preso le distanze da tutte le persone che, con il suo incoraggiamento, avevano commesso i fatti in contestazione". Il generale, secondo i giudici, si è trincerato "sempre dietro la non conoscenza e la mancata (e sleale) informazione da parte dei suoi sottoposti". Così, si legge ancora, per "sfuggire alle gravissime responsabilità" ha "preferito vestire i panni di un distratto burocrate che firmava gli atti che gli venivano sottoposti".

I giudici, il 12 luglio scorso, oltre a Ganzer, avevano condannato altre 13 persone - a pene variabili dai 18 anni in giù - tra cui anche il generale Mauro Obinu e altri ex sottufficiali dell'Arma. L'accusa aveva chiesto per Ganzer 27 anni di carcere, ma i giudici lo avevano assolto dall'accusa contestata dalla Procura di associazione per delinquere e lo avevano condannato per episodi singoli di traffico internazionale di stupefacenti.

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