Yara, un mese di silenzi e ricerche

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Dal 26 novembre non si hanno notizie della 13enne scomparsa a Brembate Sopra, in provincia di Bergamo. Le indagini non si sono fermate nemmeno a Natale e nel giorno di Santo Stefano. I genitori partecipano alla messa nella parrocchia del paese

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I regali per lei sono rimasti chiusi sotto l'albero di Natale. In famiglia tutti hanno cercato di non pensare al suo posto vuoto a tavola in questi giorni di festa. Natale senza Yara, un mese senza di lei. Ma a 30 giorni dalla scomparsa, i genitori hanno deciso di rompere il riserbo che li ha caratterizzati dai primi giorni. E hanno voluto assistere alla messa di S.Stefano con il vescovo di Bergamo.
La loro prima uscita pubblica dal 26 novembre. Era una sera piovigginosa di un mese fa, quando Yara Gambirasio, 13 anni compiuti a settembre, studentessa modello di terza media, promessa della ginnastica ritmica, uscendo dal centro sportivo di Brembate Sopra (Bergamo), è scomparsa nel nulla.
Scartata subito la fuga volontaria è rimasta quella del sequestro. Forse un rapimento a sfondo sessuale. Ma non si esclude neppure l'azione di una banda organizzata e di professionisti. Si è parlato anche di uno scambio di persona, di una ritorsione nei confronti del padre, Fulvio, geometra, riascoltato dagli inquirenti la vigilia di Natale.
Tante piste che, almeno ufficialmente, hanno fatto girare a vuoto gli investigatori. Centinaia di persone tra carabinieri, polizia, Guardia forestale, Protezione civile, vigili del fuoco, alpini, volontari, unità cinofile hanno passato al setaccio le campagne di Brembate Sopra e dei paesi limitrofi, ma anche fiumi, casolari abbandonati, boschi e cantieri.

Nessuna traccia. L'attesa dei genitori è diventata sempre più tormentata. Ma non si sono persi mai d'animo. "Il mio cuore di mamma mi dice che Yara è viva", ha ripetuto più volte negli ultimi tempi la madre, Maura, maestra d'asilo. A casa aspettano anche la sorella più grande Keba e i fratelli Gioele e Nathan. Domenica 26 dicembre i genitori sono usciti dalla villa di via Rampinelli per assistere alla messa di Santo Stefano nella parrocchia del paese, celebrata dal vescovo di Bergamo, Francesco Beschi.
"Dobbiamo trovare il Signore perché‚ solo trovando il Signore troveremo Yara, in qualunque luogo e in qualunque condizione si trovi", ha detto monsignor Beschi durante l'omelia. Il padre e la madre di Yara hanno seguito l'intera funzione dietro all'altare, circondati e protetti dal sindaco di Brembate Sopra, Diego Locatelli, dal prefetto di Bergamo, Camillo Andreana, dal questore Vincenzo Ricciardi, e al comandante provinciale dei carabinieri, Roberto Tortorella. Il padre non è riuscito a trattenere le lacrime, mentre mamma Maura, si è fatta forza e ha anche risposto con un timido sorriso agli sguardi di incoraggiamento degli altri fedeli.

Le ricerche intanto proseguono anche in questi giorni di festa, sotto la neve. In questo mese forze dell'ordine e volontari sono tornati più volte nel cantiere dell'ex Sobea al confine con Mapello, dove è in costruzione un centro commerciale. In quell'area gli investigatori sono stati portati dal fiuto dei cani, supersegugi che hanno seguito le tracce di Yara dalla palestra.
Proprio in quel cantiere lavorava l'operaio marocchino di 23 anni, Mohammed Fikri, arrestato una settimana dopo la scomparsa di Yara mentre rientrava in Marocco, a causa di una traduzione errata di un'intercettazione telefonica. E' stato rilasciato dopo due giorni. Dopo un mese di indagini le uniche certezze sono che Yara è uscita da casa alle 17.15 per andare in palestra a consegnare uno stereo alle sue insegnanti e nessuno sapeva che quel giorno la ragazzina sarebbe uscita di casa.
Tra i 500 testimoni ascoltati l'ultimo ad aver visto la ragazzina è stato il papà di una sua compagna, in palestra poco dopo le 18.42. Due minuti più tardi Yara ha spedito un sms a un'amica e alle 18.55 il telefonino ha inviato l'ultimo segnale prima di essere spento. Il mistero della sua scomparsa è rimasto nei 700 metri, 670 passi, che dividono casa sua dal centro sportivo.

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