Allarme bomba nella metro di Roma

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L'ordigno è stato trovato in un vagone della linea b nella stazione Rebibbia. Il sindaco Gianni Alemanno chiarisce: "Non poteva esplodere"

Alla vigilia della manifestazione degli studenti contro l'approvazione della riforma Gelmini, e dopo gli allarmi su possibili atti di terrorismo in Europa, il ritrovamento nella mattinanta di un ordigno sospetto, ma che non poteva esplodere, su un vagone vuoto della metropolitana ha tenuto in agitazione per alcune ore il mondo politico.
Dopo dopo circa cinque ore dal suo ritrovamento, però, è arrivata la notizia che quello che all'inizio era stato definito "un ordigno potenzialmente esplosivo", forse una "pipe bomb", non sarebbe potuto scoppiare perché privo dell'innesco. Non solo. Dagli esami di laboratorio eseguiti dai carabinieri del Ris di Roma è emerso che la polvere nera contenuta nei due tubi metallici che costituivano il corpo principale non era materiale esplosivo.

"Si è trattato di un simulacro, per quanto minaccioso e appariscente, e non di una vera e propria bomba. Ciò non toglie che è necessario capire chi l'ha messa e perché". Queste le parole del sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
"Mancava l'innesco, non poteva esplodere", ha inoltre riferito un portavoce dell'Arma.

La vicenda è cominciata martedì mattina attorno alle 10 quando "un operatore dell'Atac ha rinvenuto presso il "binario tronchino" (nell'area in cui vengono effettuate le manovre dei treni) della stazione della metropolitana linea B Rebibbia, un oggetto sospetto all'interno di un vagone", secondo un comunicato dell'Azienda romana dei trasporti.
"Sono state immediatamente allertate le forze dell'ordine e i vigili del fuoco che, intervenuti sul posto, hanno provveduto ad isolare l'area procedendo poi alla constatazione della potenzialità esplosiva dell'ordigno".

Intanto, il responsabile sicurezza del Pd Emanuele Fiano ha chiesto al ministro dell'Interno di informare il Parlamento sull'accaduto, mentre Ettore Rosato, deputato Pd membro della Commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti, in una nota ha detto di seguire "con attenzione e preoccupazione gli sviluppi delle indagini, con grande fiducia nel lavoro degli investigatori. L'assenza di rivendicazioni fa pensare comunque a un atto di provocazione nella quale la politica in particolare non deve cadere".


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