Pietro Taricone morì "per una manovra troppo rischiosa"

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Gli accertamenti fatti dalla Procura, dopo l’incidente che lo scorso 29 giugno è costato la vita all’attore italiano, escluderebbero un guasto al paracadute o alle attrezzature tecniche. Il gip archivia il caso

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Nessun guasto alle attrezzature tecniche ma fu una sua manovra errata, troppo rischiosa, nelle fasi finali del volo a causare la morte di Pietro Taricone nel giugno scorso dopo un lancio con il paracadute a Terni. Una ricostruzione compiuta dalla procura della città umbra che ha condotto gli accertamenti su quanto successo e ora accolta dal gip che ha archiviato l'indagine. Il fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti è stato quindi chiuso dal giudice Maurizio Santoloci. Il gip ha così accolto una richiesta presentata nelle scorse settimane dal sostituto procuratore Elisabetta Massini che aveva coordinato l'indagine della squadra mobile della questura. Il fascicolo, aperto inizialmente con l'intestazione "atti relativi", era stato poi modificato in omicidio colposo contro ignoti.

La procura ha anche fatto svolgere una perizia affidata a un paracadutista. L'esperto ha così accertato che non si verificò alcun guasto al paracadute e alle attrezzature tecniche usate dall'attore nel suo ultimo lancio. Secondo la tesi della procura, accolta dal gip, lo schianto di Taricone sarebbe invece da ricondurre a un errore umano. L'attore trentacinquenne – è emerso dagli accertamenti - eseguì infatti la manovra di atterraggio con una tecnica considerata rischiosa, vietata all'altezza alla quale venne attuata.

Ipotesi emersa già subito dopo l'incidente. Taricone era un paracadutista esperto, con alle spalle centinaia di lanci. Un appassionato, tanto da essere sepolto con indosso la tuta da paracadutista. Quello che era stato uno dei protagonisti della prima edizione del Grande fratello frequentava spesso, da circa un anno e mezzo prima dell'incidente, l'aviosuperficie Leonardi di Terni insieme alla moglie Kasia Smuntiak. E c'era anche lei il 28 giugno quando 'O guerriero' si era recato a Terni per frequentare un corso di sicurezza in volo di livello intermedio. Due ore di teoria e poi un primo salto senza problemi. Quindi, di nuovo in quota a bordo di un aereo Cesna caravan.

Pietro Taricone, primo di sette compagni (tra i quali la moglie), si era lanciato da un'altezza di 1.500-2.000 metri e a circa 1.200 si era regolarmente aperto il paracadute ad ala. La frenata finale - avevano riferito i testimoni ed è stato confermato dall'indagine - era stata però compiuta a un'altezza vietata dalle normativa (una ventina di metri), troppo in basso, e secondo una tecnica considerata particolarmente rischiosa. L'attore era così finito a terra con violenza. Soccorso e rianimato sul posto dal personale del 118 era stato quindi trasportato in ospedale con gravissime lesioni alla testa, all'addome e agli arti inferiori, unite a emorragie definite "importanti" dai medici. Fu sottoposto a un'operazione durata diverse ore. Poi, intorno alle 2.30 del 29 giugno, la morte nel reparto di rianimazione dove era stato trasferito. Senza che 'O guerriero' avesse mai ripreso conoscenza dopo l'incidente.

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