Scuola, gli studenti non mollano e annunciano nuove proteste

1' di lettura

In vista dell’esame al Senato della riforma Gelmini, giovani, ricercatori e docenti preparano manifestazioni e scioperi in tutta Italia. Il 21 dicembre giornata nazionale di mobilitazione in tutti gli Atenei. Sciopero della fame alla Sapienza di Roma

VAI ALLO SPECIALE SCUOLA

Guarda anche:
I fermati tornano in libertà: FOTO
Le foto degli scontri a Roma - Le foto da Flickr
Scontri a Roma: video di un manifestante picchiato da agenti
Maroni: "Rispetto ma non condivido il rilascio dei fermati"

di Pamela Foti

Le polemiche all’indomani degli scontri a Roma del 14 dicembre, giorno della fiducia al governo Berlusconi, non si sono ancora placate. La politica e la piazza continuano ad interrogarsi sul perché quella che era stata annunciata come una manifestazione di protesta contro la riforma universitaria e contro il governo si sia trasformata in vera e propria guerriglia urbana e il sottosegretario Mantovano ha proposto di estendere il daspo (il divieto di accedere alle manifestazioni sportive) anche ai cortei in piazza.
L’attenzione, però, adesso è concentrata sugli appuntamenti della prossima settimana. Al Senato, infatti, il 20 dicembre approda l’esame della riforma Gelmini, che dopo l’ok alla Camera aspetta il via libero definitivo da Palazzo Madama. E studenti, docenti, ricercatori e precari hanno annunciato nuove manifestazioni di protesta.

Martedi 21 dicembre, mobilitazione delle Università -
Il 21 dicembre sindacati e associazioni di docenti e ricercatori hanno indetto la giornata di mobilitazione di tutti gli atenei. “Le nostre Organizzazioni, inascoltate, hanno espresso da tempo precise critiche e precise proposte e hanno chiesto al governo e al Parlamento di aprire finalmente un vero confronto con il mondo universitario” – si legge nel comunicato - I contenuti del ddl e il metodo con il quale lo si vuole imporre ci inducono a chiedere, ancora una volta, a tutte le componenti universitarie di intensificare la protesta".

Sciopero della fame - Anche gli studenti hanno deciso di far sentire la propria voce e protestare perché se “con la cultura non si mangia”, allora “per la cultura non mangiamo”. E' questo, infatti, lo slogan scelto da un gruppo di studenti della ex facoltà di Studi orientali della Sapienza di Roma, che giovedì 16 dicembre ha dato inizio allo sciopero della fame che si protrarrà fino al giorno della votazione del ddl Gelmini al Senato. "Tale gesto - spiegano gli studenti sul loro blog, che racconta in forma di diario le fasi della protesta - è l'ultimo drastico tentativo pensato per rilanciare la protesta nei confronti di un governo cieco, sordo e riluttante verso qualsiasi forma di dialogo, buono solo a trincerarsi dietro la retorica della crisi e di fatto ignorandola, o meglio, ignorando chi davvero la subisce". Nessuna retorica, precisano gli universitari, “c'e solo rabbia e indignazione: la volontà ferrea di difendere il nostro diritto al futuro diventandone i fautori diretti, senza deleghe e senza paure”. Firmato il gruppo DisOrientali.

Oltre a questa estrema forma di protesta, però, gli studenti universitari si sono dati appuntamento in piazza per il 22 dicembre.

Roma – Con lo slogan "la nostra fiducia non è in vendita",  giovani romani torneranno mercoledì per le strade della loro città “nonostante la certa approvazione del ddl Gelmini” scrivono sul sito ateneinrivolta.
“La posta in palio per gli studenti è alta. Dopo martedì (giorno degli scontri) non torneremo indietro, continueremo a costruire un'unione reale con tutti i conflitti sociali per mandare a casa questo governo" scrivono nel comunicato.
Gli universitari hanno anche ribadito che "la rabbia e la determinazione esplose nel pomeriggio di due giorni fa sono la diretta conseguenza dell’atteggiamento del governo, che ha deciso di passare sopra ogni istanza e spinta proveniente dai movimenti studenteschi, come da quelli dei lavoratori, dei comitati di Terzigno e dell’Aquila e di tutte le componenti sociali in piazza il 14 dicembre, comprandosi letteralmente la possibilità di continuare a governare questo paese”.
E precisano: ”Black bloc, estremisti, violenti sono termini che non ci appartengono. Ci appartiene invece l'indignazione e l'esplosione di una rabbia sociale diffusa, l'ansia per il futuro e la voglia di continuare a costruirlo giorno dopo giorno”.
“"Non è accettabile la lettura che è stata data alla manifestazione di martedì – dichiara Luca Cafagna, ventiseienne studente di Scienze Politiche alla Sapienza, che parla a nome di Uniriot (il network delle 'Facoltà ribelli') – Non c'erano infiltrati o picchiatori, ma gente che ha portato per le strade l'indignazione verso l'operato del governo".

Firenze – “Avanti con la lotta” anche negli atenei fiorentini. “La nostra fiducia non l’avrete. Stanchi di abbassare la testa”, si legge sul profilo Facebook della rete dei collettivi dell’Università di Firenze, che si incontreranno lunedì 20 per decidere le forme di protesta della giornata di mercoledì.

Palermo - Scendono in piazza anche gli studenti di Palermo. Una decisione nel corso dell’assemblea svoltasi presso la facoltà di Lettere e Filosofia occupata da qualche giorno. La protesta prevede due concentramenti quello universitario nell’ ateneo e quello di piazza Castelnuovo per gli studenti medi.

Tutti i video sulla protesta

Leggi tutto