Yara, gli investigatori temono il sequestro

Il cantiere del centro commerciale alle porte di Mapello (Bergamo)
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Un sequestro della malavita, come vendetta o ritorsione: è questa una delle ipotesi su cui lavorano gli inquirenti impegnati nelle indagini sulla scomparsa dal bergamasco della ragazza di 13 anni. Il padre ripete: mai avuto nemici in vita mia

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"Chiedete in giro sul mio conto, non ho nulla da nascondere. Chi mi conosce lo sa: non ho nessun nemico, l'ho già detto, lo confermo ancora". Con queste parole, riportate dall"Eco di Bergamo, Fulvio Gambirasio, il papà di Yara, rompe il silenzio nel quale la famiglia si è chiusa dal 26 novembre scorso, giorno della scomparsa della ragazzina 13enne da Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo.
Non sa chi può aver fatto una cosa simile alla sua famiglia, papà Fulvio, né il perché. "Nemici non ne ho - puntualizza - l'ho già detto e lo ripeto. Non ho mai avuto liti o discussioni  particolari, neanche sul lavoro".

Ipotesi sequestro - Dalla serata di sabato 11 dicembre, infatti, si è affacciata una nuova ipotesi investigativa, quella di un rapimento che potrebbe essere legato proprio all'ambiente di lavoro del padre di Yara, la cui ditta avrebbe avuto rapporti con un'azienda finita nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Napoli per contatti con la camorra. L'azienda sarebbe stata anche impiegata nel cantiere del centro commerciale di Mapello, dove le ricerche di Yara si erano indirizzate dall'inizio.
E le ricerche, al 17 giorno dalla scomparsa, procedono intanto senza sosta, estese anche in  alcuni comuni limitrofi. Gli inquirenti sono tornati anche nel  cantiere di Mapello, scandagliato anche con l'utilizzo di  apparecchiature radar.

Prosegue anche la ricerca di riscontri al racconto di Enrico Tironi, il diciannovenne vicino di casa della ragazza che l'avrebbe vista il giorno della scomparsa in compagnia di due uomini e vicino a una Citroen rossa con la carrozzeria graffiata. Una ricerca finalizzata a valutare altre testimonianze che raccontano fatti simili: una ex guardia giurata e una vicina di casa di Yara, infatti, raccontano entrambi di aver visto due uomini in via Rampinelli, che stavano litigano.

In procura, si è visto anche Mohammed Fikri, il giovane ragazzo marocchino che fu fermato e poi rilasciato in relazione alla scomparsa della ragazza. "Sto bene", si è limitato a dire, accompagnato dal suo avvocato, Roberta Barbieri. Sta cercando di riottenere quanto gli è stato sequestrato quando fu fermato a bordo della nave che lo stava portando in Marocco. Tramonta, tra le tante, anche la segnalazione di una signora di Ponte San Pietro che aveva parlato di un interferenza nel walkie-talkie con cui parlava con la figlia proprio il 26 novembre. "L'abbiamo presa, portiamola là". I carabinieri l'hanno valutata due giorni dopo la scomparsa di Yara, ma non ha avuto alcun esito.

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