Yara, su Facebook si discute della "paura dello sconosciuto"

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La scomparsa della 13enne di Brembate continua a far discutere, anche sul web. Tanti si domandano come sia potuto accadere, tanti invitano a non cadere nei luoghi comuni, come accaduto spesso in questi anni con altri episodi di cronaca

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di Chiara Ribichini

“Da qualche giorno a Modena, all’uscita della piscina, sono comparse delle telecamere di sicurezza. Sarà una conseguenza di quanto accaduto a Brembate?”. Se lo chiede un utente sulla bacheca di Per trovare Yara Gambirasio, il gruppo di Facebook nato subito dopo la scomparsa della 13enne. Sulla pagina, che in due settimane ha già superato i 36 mila contatti, ogni 5 minuti compare un commento. Messaggi di speranza, di vicinanza alla famiglia di Yara. Ma soprattutto tanti interrogativi. “Non riesco a credere che sia accaduto nel mio paese” scrive Alessandro. Da quel 26 novembre, giorno in cui la piccola promessa della ginnastica è stata inghiottita dal nulla, tutti vogliono capire come sia potuto accadere anche per cercare di scrollarsi di dosso quella “paura dello sconosciuto” che si nasconde nei luoghi apparentemente più tranquilli e sicuri.

Tra gli utenti di Facebook c'è anche chi la pensa diversamente. "L'ipotesi più pericolosa è quella del "conoscente"... per lui sarebbe stato molto più facile prenderla, si "mimetizza" perfettamente nel contesto, la sua auto è normale che sia nella zona come pure la sua presenza, se fosse stato notato a parlare con Yara sarebbe stato normale, nessuno ci avrebbe fatto caso più di tanto” scrive Antonio. Sulla stessa linea il commento di Emilia: "Bisogna pensare a quali adulti Yara conosce. Siccome è una ragazzina tranquilla (i colpevoli, ndr) potrebbero essere solamente conoscenti“. Riflessioni che sembrano nascere anche dal ricordo dei fatti di cronaca degli ultimi anni. Storie diverse una dall'altra, e certamente lontane  anche dalla vicenda di Yara, in cui la soluzione è stata trovata spesso "vicino casa".

Sarah Scazzi , per esempio, è stata cercata ovunque per oltre due mesi. Soprattutto nei suoi profili di Facebook. Tra le tante piste seguite anche quella che la 15enne di Avetrana fosse stata adescata in chat da qualcuno. O che si fosse innamorata di qualcuno conosciuto su internet e avesse deciso di seguirlo. Poi, dal ritrovamento del cellulare, il cerchio si è chiuso. Lo zio Michele Misseri e la figlia Sabrina sono in carcere per l’omicidio. In fase di indagini preliminari non è possibile trarre delle conclusioni. Certo è che tutto sembra portare a quel contesto familiare.
Lo sconosciuto, nell’immaginario comune, è spesso anche un extracomunitario. Ed ecco che anche nel caso di Yara la prima pista ha portato a un giovane marocchino. Fikri è stato fermato con l’accusa di omicidio e poi rilasciato perché innocente. La colpa? Una traduzione sbagliata dall’arabo. Anche Azouz Marzouk, subito dopo la strage di Erba in cui aveva perso la moglie e il figlio, in un primo momento era stato fortemente sospettato. Ma era solo una vittima. Dietro quella strage c’erano delle “banali liti condominiali” e i nomi di Rosa Bazzi e Olindo Romano.

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