Yara, verso la scarcerazione di Fikri

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Il giovane marocchino fermato e accusato dell'omicidio della 13enne dovrebbe essere rilasciato. Il pm: "La frase intercettata era stata tradotta male". Riprendono le ricerche, compreso lo svuotamento di un pozzo pieno d'acqua. FOTO E VIDEO

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Le indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio, la giovanissima stella della ginnastica ritmica, si complicano. Martedì, a meno di clamorose sorprese, il 22enne di origini marocchine accusato dell'omicidio della 13enne, Mohamed Fikri, sarà scarcerato perché il gip sarebbe intenzionato ad accogliere la richiesta dell'accusa di farlo tornare in libertà dopo che, nel giro di 48 ore, si sono polverizzati gli elementi a suo carico.

L'intercettazione era stata tradotta male - La cattiva traduzione di una frase intercettata pronunciata dal giovane che non era un'invocazione, ma una mera imprecazione, ha fatto crollare il principale atto nelle mani della procura.
Se a ciò si aggiunge che il pericolo di fuga è stato smontato dalla circostanza, confermata dal suo datore di lavoro, che Fikri stava tornando nel suo Paese di origine per godersi legittime vacanze, si comprende come per la difesa non sia stato difficile sgretolare il teorema della Procura. Fikri, per altro, era già stato interrogato prima del rocambolesco blitz sulla nave al largo di Sanremo, e nessun provvedimento restrittivo era stato emesso nei suoi confronti.
E' stato l'ascolto dell'intercettazione (in un primo momento tradotta come 'Allah mi perdoni, non sono stato io ad ucciderla' a far scattare il fermo). Fikri resterà in ogni caso indagato per il sequestro e l'omicidio di Yara, anche se, a questo punto, gli investigatori cercheranno di coltivare altre piste.  Pochissimo credito riscuote quella che porta alla colpevolezza di due misteriosi italiani che sarebbero stati visti da un testimone a bordo di una Citroen rossa.

Le ricerche - Intanto il lavoro dei vigili del fuoco si concentra nello svuotamento di un pozzo che si trova nella zona industriale di Matello, a poche centinaia di metri dal cantiere del centro commerciale che è stato a lungo al centro delle indagini sulla scomparsa di Yara. I lavori di drenaggio sono stati sospesi nella serata di lunedì per il buio, per poi riprendere martedì.

Il fermo e gli altri sospettati - La svolta nelle indagini si era avuta nella tarda serata di sabato, quando il principale sospettato è stato fermato con l’accusa di omicidio. L'uomo è stato bloccato dai carabinieri che sono saliti a bordo di un traghetto partito da Genova e diretto in Marocco. Il magrebino era tenuto d'occhio dagli inquirenti sin dal giorno della scomparsa della tredicenne. Lavorava come muratore nel cantiere di Mapello dove i cani delle forze dell'ordine hanno fiutato più volte tracce di Yara.
Ma le indagini degli inquirenti si starebbero concentrando anche su due italiani. Stando a quanto scrive il Corriere della Sera il nordafricano "avrebbe aiutato a sequestrare e far sparire la ragazza, violentata e uccisa dagli altri due".

L'intervento del Garante della privacy
- Nella vicenda è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali, che "invita i media, nell'esercitare il legittimo diritto di cronaca riguardo ad un fatto di sicuro interesse pubblico, a usare sempre la necessaria responsabilità e sensibilità e a rispettare la richiesta di riservatezza che proviene dalla famiglia e dalla comunità cittadina". Il garante chiede perciò alla stampa di "evitare accanimenti informativi sul caso e di limitarsi a profili di stretta essenzialità, astenendosi dal riportare dettagli e particolari che rendano la ragazzina e la sua famiglia vittime di inutili morbosità".

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