Di Matteo: "Nessun perdono per gli assassini di mio figlio"

Giuseppe Di Matteo, ucciso nel 1996
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Ai microfoni di SkyTG24 il pentito Santino, padre del bambino ucciso e sciolto nell'acido nel 1996, risponde così a Gaspare Spatuzza, che aveva chiesto "perdono alla famiglia di Giuseppe e alla società civile". L'NTERVISTA

Si dice pentito e chiede perdono. Il pentito di Cosa nostra Gaspare Spatuzza, collegato in videoconferenza con il tribunale di Palermo, ha deposto all'udienza del processo per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso dalla mafia e sciolto nell'acido nel 1996.
Il collaboratore ha ripercorso davanti a giudici i momenti del sequestro del bambino, figlio del pentito Santino Di Matteo.
Al processo sono imputati, con l'accusa di sequestro di persona e omicidio, oltre a Spatuzza, il capomafia di Brancaccio Giuseppe Graviano, il boss trapanese latitante Matteo Messina denaro e i mafiosi Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e Salvatore Benigno.
"Chiedo perdono alla famiglia del piccolo Giuseppe Di Matteo e a tutta la società civile che abbiamo violentato e oltraggiato" ha detto Spatuzza nel corso della sua deposizione.

I genitori: Nessun perdono - Ma i genitori di Giuseppe non sono disposti a perdonare. "Non perdono nessuno. E' la cosa più ingiusta e più ignobile che possa esistere sulla terra - dice Santino Di Matteo ai microfoni di SkyTG24 - non ho parole, quale perdono? Hanno ucciso un bambino a 11 anni e ci chiedono pure il perdono. Dopo quello che gli hanno fatto passare per 800 giorni". "Io ho fatto la scelta giusta e la rifarei di nuovo" dice poi riguardo alla sua scelta di collaborare con la giustizia, all'origine del rapimento del figlio.

"Non sono disposta a perdonare nessuno degli assassini di mio figlio, un bambino innocente che è stato sequestrato, torturato, oltraggiato anche dopo la sua morte. Come posso perdonare? - dice anche la mamma Franca Castellese - Mi auguro che tutti coloro i quali hanno partecipato al sequestro e all'uccisione di mio figlio restino per sempre in carcere, a cominciare da quel 'mostro' di Giovanni Brusca".

Il processo di pentimento - Nel corso della sua deposizione Gaspare Spatuzza ha parlato anche di come e quando ha deciso di diventare un collaboratore di giustizia. "Il mio è un percorso dolorosissimo di cui però sono felice" ha dichiarato.
"Dopo il mio arresto (avvenuto a luglio del '97 ndr ) - ha aggiunto - manifestai l'intenzione di collaborare, cosa che poi non portai a compimento. Nel '98, però, incontrai in carcere Giuseppe e Filippo Graviano e gli dissi che io mi ero dissociato da Cosa nostra, ma che la nostra amicizia, comunque, non sarebbe venuta meno".
Per 10 anni Spatuzza ha chiesto di rimanere in isolamento. La sua intenzione di collaborare con la giustizia è stata presa il 27 marzo del 2008 durante un colloquio investigativo con il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

Ascolta le parole di Spatuzza


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