La protesta degli studenti "occupa" anche la piazza virtuale

Gli studenti manifestano a Roma (foto dal Flickr di ateneinrivolta)
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Mentre scendono in strada o salgono su tetti e monumenti, i giovani portano la mobilitazione anche sul web. Internet serve sia per darsi appuntamento sia per diffondere notizie e immagini. E ad usare le nuove tecnologie non sono solo ragazzi. FOTO E VIDEO

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(In fondo all'articolo i filmati sulla protesta degli studenti)


di Valeria Valeriano

La mobilitazione studentesca ai tempi di internet. In questi giorni da Nord a Sud i giovani scendono in strada, o salgono su tetti e monumenti, per protestare contro la riforma Gelmini. Oltre a diversi licei e università “occupano” il Senato, il Colosseo, la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana, la Basilica di San Marco a Venezia e luoghi simbolo di altre città. Ogni momento della contestazione è raccontato in diretta sul web. La generazione 2.0, infatti, non dimentica di “occupare” anche la piazza più frequentata del XXI secolo. Anzi, la usa per amplificare e pubblicizzare le contestazioni. Siti, blog e social network pubblicano in tempo reale gli aggiornamenti e rilanciano ora e luogo dei nuovi appuntamenti. Flickr e YouTube si riempiono di foto e video fatti un attimo prima. Se da una parte il web serve ad organizzare i “blitz” e le manifestazioni, dall’altro permette a chi non partecipa ai cortei di farsi un’idea della protesta.

Provate a dare un’occhiata alle web tv dei movimenti studenteschi. Uniriot Tv o udu Tv, ad esempio, che raccolgono i filmati delle contestazioni in arrivo da diverse città. Uniriot, “network delle facoltà ribelli”, offre anche una “diretta multimediale” degli avvenimenti: la cronaca della mobilitazione attraverso sms, foto e riprese. La protesta minuto per minuto è pure su Global Project e su Rete della Conoscenza. Rete 29 Aprile, invece, raccoglie le testimonianze di chi ha occupato i piani alti delle università nella sezione video “In diretta dal tetto”. A mettere insieme filmati e immagini delle manifestazioni ci pensa pure Atenei in Rivolta. Rete degli studenti, inoltre, mette a disposizione il vademecum per le autogestioni, le occupazioni, le manifestazioni e le assemblee d’istituto. Su Skuola.net è possibile inviare foto e testimonianze della propria città. Sul sito c’è anche qualcuno che si domanda: “Ma gli scioperi hanno un significato?”.

La protesta anti Gelmini viaggia anche su Facebook. Aggiornamenti, commenti e immagini vengono postati di continuo. Basta un click e il messaggio arriva a migliaia di studenti. Le pagine di Uniriot e di Rete della Conoscenza piacciono a più di duemila persone. Rete 29 Aprile a più di tremila. Link - coordinamento universitario nazionale a quasi cinquemila.

Su internet, poi, c’è chi propone di passare "dalla protesta alla proposta". Nasce così l'AltraRiforma. Lo scopo è quello di creare in maniera partecipata, dal basso, un’alternativa al ddl Gelmini. “Proponiamo di dar vita in ogni ateneo, facoltà in mobilitazione, a dei laboratori per l'AltraRiforma, spazi aperti alla discussione di studenti, ricercatori, lavoratori, precari, in cui costruire proposte estremamente concrete, capaci di rendere reale l'alternativa”, si legge nell’appello alle università. Le idee raccolta finora sono raggruppate su Wikisaperi.

Ai tempi della contestazione via web, comunque, ad usare le nuove tecnologie per far sentire la propria voce non sono solo gli studenti. Anche il ministro dell’Istruzione affida le sue parole ad internet. “Non fatevi strumentalizzare dai baroni e dai centri sociali”, ha detto Mariastella Gelmini in un video-messaggio sul suo canale YouTube. La replica degli studenti non si è fatta attendere. Alcuni hanno risposto con dei filmati educati o più ironici. Altri, invece, hanno preferito commentare la video-lettera. “Sarebbe stato meglio se TU non avessi messo questo video, hai peggiorato le cose, complimenti!”, scrive Reylinux su YouTube. Forse, a giudicare dagli insulti e dalle critiche che seguono il filmato della Gelmini, ha ragione lui.

Tutti i video della protesta

 

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