Piotta versus Gelmini, la colonna sonora contro la riforma

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I cento passi? Le cento onde. Dai grandi classici degli anni ’70 alla tecno del 2000, il vero re delle playslist da corteo studentesco è il “romanaccio” Piotta con la hit del 2002 “La grande onda”

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di Greta Sclaunich


Il vento ha smesso di fischiare. Anzi: “Quando non tira resteremo alla deriva, tra le onde di questa vita, nella righe di questa rima”. Rima targata Piotta, il cantautore romano che è il vero must di ogni colonna sonora studentesca che si rispetti. Qua e là fanno ancora capolino i grandi classici delle manifestazioni, dagli immancabili Modena City Ramblers al sempreverde Bob Marley senza tralasciare la Banda Bassotti o gli spagnoli Ska-P.
Ma quando si tratta di indicare una canzone-manifesto, quella che “quando la metti ballano tutti” e che diventa il simbolo della protesta, gli studenti che in queste settimane sono scesi nelle strade contro la riforma Gelmini non hanno dubbi: è “La Grande Onda”. Hit del 2002 (da discoteca, non certo da corteo), bissa il successo della più nota “Supercafone” del 1999 ma viene rispolverata nell’ottobre 2008 in uno dei primi cortei contro la bozza del ddl firmato dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Al punto che ormai è diventata un simbolo: delle proteste contro la riforma, certo, ma anche di una generazione che vuole restare a galla come sopra la tavola da surf. A dispetto di squali, bonaccia e onde improvvise. Leggi: precariato, crisi, disoccupazione.

“Il testo è autobiografico: parlo degli alti e bassi della vita e della capacità di restare a galla. Che, attenzione, non significa avere successo ma restare dignitosi ed essere sé stessi. Al di là di quello che significa per me, è una canzone che sa parlare a tutti. Ed esprime la lotta positiva di chi non vuole piangersi addosso”. Piotta, all'anagrafe Tommaso Zanello, classe 1973, una carriera nell’hip hop e nella musica impegnata, spiega il successo de “La Grande Onda” a Sky.it. La definisce una canzone “con la C maiuscola” che riesce a trasmettere un plusvalore sociale anche se è “coinvolgente, leggera, ballabile come nella miglior tradizione del rock leggero”.
Nei cortei fa parte della colonna sonora più attuale, quella composta (anche) da musica tecno e dance. Stupito dal fatto che una canzone come la sua finisca fianco a fianco con i discotecari Eiffel 65 ed i tecno Cardiak? “L’approccio è cambiato: la protesta non è più “piagnona” e le canzoni riflettono un clima energico e solare. Questo non significa che i giovani non siano attenti e preparati, anzi. Solo che non ascoltano più gli Inti Illimani”.

Siamo stati noi i primi a tirarla fuori, nell’ottobre 2008”, rivendica con orgoglio Simone Basile, 21 anni, romano. Iscritto a biologia alla Sapienza, è da pochi mesi dirigente nazionale dell’Unione degli Studenti italiana. Si occupa delle playlist dei cortei studenteschi da qualche anno. De “La Grande Onda” dice che “è una canzone che dà tanti spunti, a noi sembrava potesse “parlare” agli studenti che stavano in piazza. Ci abbiamo preso, tant’è che, se all’inizio non aveva un significato politico preciso, poi lo ha acquisito dal movimento stesso”. E adesso la si sente in tutte le piazze d’Italia.
Se gli chiedi qualche altro must delle sue colonne sonore, risponde deciso: “Reggae, ska-punk, qualche traccia tecno e tutte le canzoni della resistenza nelle versioni più nuove”.
Città che vai, soundtrack che trovi. Michele Cavalli, 19 anni, coordinatore dell’Uds milanese, cita invece “canzoni popolari e folk ma non solo. Nelle nostre compilation ci sono anche Caparezza e gli Articolo 31, che sono del posto e parlano dei disagi della vita qui a Milano”.

E poi ci sono i Modena City Ramblers. Da “Contessa” a “Bella Ciao” passando per “I cento passi” sono “il” gruppo per eccellenza da ascoltare, cantare e ballare nelle manifestazioni di sinistra. Lo confermano gli stereo che sputano musica ad alto volume dai carri che sfilano nei cortei contro la riforma Gelmini. Dagli anni ’90 ad oggi hanno fatto presa su tutte le generazioni di studenti in piazza a manifestare. “Credo che questo derivi dal fatto che la nostra musica è aggregante ma anche ricca di contenuti nei quali è facile riconoscersi. Poi penso ci abbia premiati anche il nostro impegno sociale e civile, come anche la credibilità che siamo riusciti a conquistarci nelle piazze”, analizza per Sky.it Franco D’Aniello, uno dei membri fondatori del gruppo. Che nel 2009 ha seguito l’onda e ha lanciato l’album “L'onda libera”: “Non parliamo dei movimenti studenteschi ma un richiamo c’è”.
Quando gli si elencano le new entry nelle playlist da corteo, da Piotta alla tecno, commenta: “Non è più periodo da canzoni anni ’70, le contestazioni sono cambiate. I giovani riscoprono la voglia di cambiare davvero le cose e il clima delle manifestazioni lo riflette. Anche se i cavalli di battaglia, come i nostri, continuano a resistere. Mi hanno detto che nei giorni scorsi, davanti a Montecitorio, hanno cantato “I cento passi” tante di quelle volte….”.

Il video de "La Grande Onda"

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