Meredith, iniziato e subito rinviato il processo d'appello

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L'udienza è stata aggiornata all'11 dicembre. Le difese di Amanda Knox e di Raffaele Sollecito, condannati in primo grado a 26 e 25 anni di carcere, sono convinte che la sentenza verrà ribaltata. Ma per la procura gli imputati sono colpevoli. VIDEO E FOTO

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di Cristina Bassi

La condanna all’ergastolo, senza la concessione delle attenuanti generiche e, anzi, il riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi. L’assoluzione piena, per completa estraneità ai fatti. Accusa e difesa si presentano al processo d’appello per l’omicidio di Meredith Kercher, uccisa nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2007. L'udienza di mercoledì 24 novembre, la prima, è stata strettamente tecnica. Il collegio ha disposto che le riprese audiovideo non si svolgano durante il dibattimento ma solo prima e dopo l'ingresso dei giudici in aula. Il processo si è aperto ed è stato subito rinviato all'11 dicembre a causa dei problemi di salute di Giulia Bongiorno, che è incinta al quinto mese e non poteva essere in aula. I due imputati, Amanda Knox e Raffaele Sollecito, lo affrontano con una condanna di primo grado rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Hanno evitato l’ergastolo proprio grazie alle attenuanti. Ma i loro avvocati difensori annunciano di aver raccolto elementi a favore tali da poter ribaltare la sentenza.

La strategia della difesa ha puntato finora su un’alleanza tra i due ex fidanzati che, colpevoli o innocenti, erano insieme al momento del delitto e sulla colpevolezza di Rudy Guede, già condannato con il rito abbreviato a 16 anni. L’alleanza sarà con ogni probabilità riproposta in appello, con una serie di novità (anticipate attraverso il settimanale Gente), sulla base delle quali verranno richieste perizie inedite e la riapertura dell’istruttoria. La prima riguarderebbe il metodo utilizzato dalla Polizia postale per analizzare il computer di Sollecito, che avrebbe preso in considerazione solo l’apertura e la chiusura dei file nelle ore in cui Meredith veniva uccisa. I movimenti di mouse e tastiera invece dimostrerebbero un uso costante del pc quella sera da parte dei due ragazzi, per guardare un film, Il meraviglioso mondo di Amelie,  e cartoni animati giapponesi e per ascoltare musica.

Nella documentazione depositata dalle difese, un centinaio di pagine, c’è anche la richiesta di nuove analisi del Dna sui reperti trovati sul gancetto del reggiseno di Meredith, che sarebbero di Sollecito, e sull’arma del delitto, che apparterrebbero ad Amanda. L’ora dell’omicidio inoltre non sarebbe del tutto corretta, secondo i legali degli imputati, che vorrebbero infine far acquisire la testimonianza di Mario Alessi. L’uomo, in prigione insieme a Guede per l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, ha dichiarato che l’ivoriano gli ha confessato che i colpevoli del delitto di Perugia non sono Sollecito e Amanda Knox ma un uomo sconosciuto. Affermazioni che però Guede, assistito tra l’altro da Walter Biscotti, il legale della famiglia di Sarah Scazzi, ha smentito.

Scrivono Giulia Bongiorno e Luca Maori, difensori di Sollecito: “Molti errori, che la difesa è riuscita a far emergere tre mille e inimmaginabili difficoltà, evidenziano un quadro sconcertante che vuole a tutti i costi Sollecito e la Knox colpevoli dell’orrendo delitto che viene loro attribuito, contro una realtà attestante l’assoluta estraneità ai fatti degli stessi imputati”. Per il collegio difensivo, i legali di Amanda sono Luciano Ghirga e Carlo Della Vedova, i due ex fidanzati hanno la possibilità di tornare liberi. La sentenza di primo grado è giudicata “immotivata, prevenuta e insufficiente rispetto agli standard di diritto internazionali” e ancora basata su “numerose lacune e contraddizioni, su un susseguirsi di elementi incerti, contraddittori e soprattutto mancanti”. Le 427 pagine di motivazione conterrebbero frasi discutibili come questa: “Si può ipotizzare che la scelta del male sia iniziata con le droghe che Amanda ha ammesso di aver assunto quella sera”.

Per le difese quindi le convinzioni personali del giudice Giancarlo Massei sono fatte passare per moventi, dove invece un movente vero mancherebbe.
La procura rimane però convinta della colpevolezza degli imputati, sulla base di una ricostruzione “ineccepibile” e di una “rigorosa e approfondita motivazione”. Un quadro giudicato dal tribunale di primo grado “senza vuoti e incongruenze”, raggiunto con indagini genetiche “affidabili” e che delinea un movente “erotico, sessuale, violento”. La Corte d’assise d’appello deciderà di riaprire il caso, solo se valuterà fondate le richieste delle difese.

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