Inchiesta trans, concessi i domiciliari a Nicola Testini

Una foto di Gianguerino Cafasso
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Per il gip il pusher Cafasso sarebbe morto per aritmia cardiaca e non per la droga che gli avrebbe ceduto il carabiniere, già coinvolto nel presunto ricatto ai danni di Marrazzo. Cade così l’accusa di omicidio volontario premeditato. La Procura fa ricorso

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Il gip del tribunale di Roma ha concesso gli arresti domiciliari a Nicola Testini, il maresciallo dei carabinieri arrestato per la morte del pusher Gianguerino Cafasso. Per il giudice viene a cadere l'accusa di omicidio volontario premeditato "per mancanza di indizi". Per il gip Renato Laviola, Cafasso sarebbe morto a causa dell'aritmia cardiaca di cui soffriva e non per la droga che gli sarebbe stata ceduta da Testini. Per il carabiniere, coinvolto anche nel presunto ricatto all'ex presidente della Regione Piero Marrazzo, restano in piedi le accuse di cessione di sostanze stupefacenti a Cafasso e rapina nei confronti dell'ex governatore, e per questo il gip ha disposto i domiciliari. Testini può dunque lasciare il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere per fare ritorno nella propria abitazione di Adelfia, in provincia di Bari.

"Il giudice ha riconosciuto che la morte di Cafasso è avvenuta per le sue precarie condizioni di salute spiegando che la droga assunta non può essere ritenuta una concausa del decesso” spiega l'avvocato Valerio Spigarelli, legale di Testini. E aggiunge: “Fin dall'aprile scorso, di fronte al tribunale del Riesame, il nostro consulente aveva dimostrato che la morte non era dovuta alla droga: abbiamo dovuto aspettare 7 mesi e la perizia di un consulente nominato dal giudice per vedere la nostra tesi accolta pienamente". Oltre a Testini sono indagati in questa vicenda anche altri due carabinieri: Luciano Simeone e Carlo Tagliente.

La Procura ricorre contro il provvedimento - La Procura della Repubblica di Roma impugnerà davanti al Tribunale del Riesame il provvedimento del giudice dell'indagine preliminare Renato Laviola, che ha scarcerato il maresciallo Nicola Testini. Secondo la Procura della Repubblica le conclusioni del perito Giovanni Arcudi non hanno cambiato il quadro accusatorio e resta valida perciò l'intenzione del pubblico ministero di chiedere per  Testini e per gli altri due carabinieri Carlo Tagliente e Luciano  Simeone accusati di concorso per la morte del pusher, il giudizio  immediato.


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