Elisa Claps era viva quando arrivò nel sottotetto

Uno dei due abiti talari esaminati dal perito Eva Sacchi durante l'inchiesta per l'omicidio di Elisa Claps
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In un documento di 500 pagine il perito cerca di fare chiarezza sul delitto commesso 17 anni fa: il killer ha inferto sugli abiti della vittima; ci sono impronte di sei calzature differenti; il bottone non è compatibile con quelli degli abiti talari

Elisa Claps: LA FOTOSTORIA

Elisa Claps arrivò viva nel sottotetto della Chiesa della Trinità di Potenza, dove, 17 anni
dopo la scomparsa, il suo cadavere è stato trovato il 17 marzo scorso; inoltre, l'assassino infierì con numerosi tagli sugli abiti della ragazza, quando era già morta o era esanime,
probabilmente "con l'intento di accedere al corpo della vittima".

Sono queste le conclusioni più significative della perizia, di oltre 500 pagine, su numerosi reperti, fatta da Eva Sacchi, dell'Università La Sapienza di Roma, e disposta dalla magistratura di Salerno nell'ambito dell'inchiesta che vede Danilo Restivo, di 38 anni (in carcere in Inghilterra da alcuni mesi per un altro delitto), accusato dell'omicidio della studentessa potentina, compiuto - secondo l'accusa - con movente sessuale. Restivo, pur ammettendo di aver incontrato nella Chiesa della Trinità Elisa Claps il giorno della scomparsa della ragazza, si è sempre detto estraneo al delitto.
Ecco, analiticamente le conclusioni più significative della perizia, della quale erano note alcune indiscrezioni e che l'ANSA ha ora potuto leggere integralmente:

INDUMENTI - Verosimilmente con l'intento da parte dell'aggressore di "accedere al corpo della vittima dopo la morte", vari tagli - ha accertato il perito Sacchi - furono praticati dall'assassino, con una forbice "di medie dimensioni" e una lama "monotagliente", su tutti gli indumenti di Elisa Claps (ad eccezione delle spalline): il reggiseno, lo slip, il top, la maglia ed il pantalone.  "Il taglio di tutti i vestiti - scrive Eva Sacchi - e lo spostamento di alcuni di questi (operazioni svolte probabilmente anche rivoltando il corpo), necessitano che l'aggressore abbia continuato ad agire sul corpo stesso per un tempo relativamente lungo dopo la morte, o comunque dopo che la vittima non era più in grado di opporre una qualsiasi resistenza".
Quanto allo slip, Sacchi sostiene che durante l'autopsia fu tagliato dal medico legale Francesco Introna sul "margine esterno sinistro", mentre lo stesso Introna, nella sua relazione, aveva scritto di aver tagliato la mutandina "in corrispondenza del fianco destro".

IMPRONTE DI CALZATURE - Sono state trovate nel sottotetto impronte parziali "impresse, conservativamente, da almeno sei differenti tipi di calzature". Le impronte sono state confrontate con quelle delle scarpe dei tre operai che trovarono in cadavere, con quelle di un paio di scarpe trovare abbandonate lungo una scala che conduce al sottotetto e con le scarpe della vittima stessa. "Nessuna delle impronte trovate nel sottotetto - scrive il perito - è stata impressa dalle calzature di confronto". Inoltre, "le impronte dei tre operai, che pur risultano saliti nel sottotetto, non sono state individuate". La presenza di un sassolino nel tacco della scarpa di Elisa, compatibile con altri analoghi trovati nel sottotetto, fa ritenere verosimile al perito che la vittima sia arrivata viva nel locale e che vi abbia camminato.

BOTTONI - Il bottone di colore "rosso ponsò " rinvenuto vicino al cadavere, è stato confrontato con alcuni bottoni acquistati in mercerie comuni e in sartorie per abiti ecclesiastici; e con i bottoni di due abiti talari - uno di colore paonazzo, con bottoni e filettature paonazzo, l'altro nero con filettatura e bottoni rosso ponsò - ritrovati in un armadio nei locali della Chiesa della Trinità, ma non sono state rilevate compatibilità. Il bottone trovato nel sottotetto - spiega il perito - "potrebbe essere appartenuto sia a un abito talare, sia a un abito comune"; inoltre, "ammettendo l'appartenenza del bottone ad un abito talare, dato il particolare tipo di rosso (rosso ponsò), il bottone potrebbe essere appartenuto ad un abito cardinalizio".

FIBRE - Le fibre di vario genere acquisite subito dopo il rinvenimento della salma di Elisa Claps nel sottotetto della Chiesa della Trinità e nei locali vicini "non sono da considerare come reperti utili alla ricostruzione degli eventi", per il tempo trascorso e per il conseguente verosimile inquinamento della scena.

TEGOLE - Nel sottotetto ne sono state individuate di tre diverse tipologie. Il frammento di tegola e la tegola trovati vicino al cadavere o a diretto contatti con il cadavere sono risultati tutti di materiale della stessa tipologia, probabilmente usato inizialmente per la copertura di tutto il tetto. L'apertura nel tetto, immediatamente sopra al cadavere, é stata realizzata "frettolosamente e senza metodo", con l'ausilio di uno strumento "con una punta piatta, larga dai 3 ai 3,5 mm o poco più e spessa circa un millimetro, come, per esempio, un 'cacciavite spaccato' di piccole dimensioni".

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