Ciancimino: "Mio padre conosceva superficialmente De Mauro"

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Il figlio di don Vito, ex sindaco del capoluogo siciliano, è stato chiamato in aula a riferire sul caso del giornalista ucciso a Palermo da Cosa Nostra la sera del 16 settembre del 1970. E su Riina dice: "Venne più volte a casa mia"

Al processo per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, ucciso a Palermo da Cosa Nostra il 16 settembre 1970 è il giorno di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, che con le sue rivelazioni ha consentito di riaprire delicate indagini sulla presunta trattativa stato mafia e sui mandanti occulti delle stragi del '92 e '93.
Ciancimino è stato chiamato a deporre dal pm Sergio de Montis dopo le dichiarazioni rese lo scorso ottobre davanti ai pm di Palermo durante le quali aveva affermato che "la mafia ebbe solo il ruolo di manovalanza nell'eseguire omicidi eccellenti in realtà commissionati da ambienti istituzionali romani", inserendo tra gli omicidi quello del giornalista de 'L'Ora'.

"Mio padre aveva ottimi rapporti con Provenzano"- All'udienza partecipa collegato in video conferenza anche Totò Riina, unico imputato.
"Venne più volte a casa mia in via Sciuti 85/R a Palermo" racconta il figlio dell'ex sindaco di Palermo, spiegando che il padre aveva una buona conoscenza, un "ottimo rapporto" e anche una frequentazione assidua con Bernardo Provenzano; con Riina, invece, il rapporto era meno intenso, ma pur sempre legato alle esigenze di Cosa nostra. Il superteste ha infatti anche detto che una volta accompagnò il padre a un summit di mafia a Bagheria al quale erano presenti numerosi boss, tra cui gli stessi Provenzano e Riina. Ciancimino che viene sentito come "teste assistito", ha raccontato di avere visto personalmente il boss Stefano Bontate ("con lui andammo in pizzeria, qualche volta, a Mondello e a San Martino delle Scale") e Luciano Liggio.
Il ricordo dello storico capomafia corleonese risale a quando il teste aveva circa 6 anni, tra il '69 e il '70. "Ma mi è rimasto impresso", ha spiegato al Pm Demontis e al presidente Giancarlo Trizzino. Ciancimino ha parlato anche del procuratriore dlela Repubblica di palermo, Pietro Scaglione, sostenendo che tra lui e il padre c'era un'ottima amicizia e un rapporto personale e familiare. "Ricordo per esempio, oltre ai viaggi che facevamo insieme, che la notte dello sbarco sulla luna, nel '69, eravamo tutti a casa sua. Mio padre -ha proseguito Ciancimino- pianse quando Scaglione fu ucciso".
L'episodio risale al 5 maggio del '71, quando il teste dell'indagine sulla trattativa aveva 8 anni. Riguardo a de Mauro, invece ha parlato di una conoscenza superficiale tra il giornalista assassinato e don Vito.

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