Per i giudici Dell'Utri mediò tra Berlusconi e la mafia

Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, condannato in appello a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa
1' di lettura

Secondo le motivazioni della condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore Pdl si sarebbe posto come "canale di collegamento" tra Cosa nostra e il premier. Mangano fu assunto per proteggere il presidente del Consiglio

Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri avrebbe svolto una attività di "mediazione" e si sarebbe posto quindi come "specifico canale di collegamento" tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Lo scrivono i giudici della Corte d'Appello di Palermo nelle motivazioni, depositate venerdì 19 novembre, della sentenza con la quale Dell'Utri è stato condannato in appello il 29 giugno scorso a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Mediatore tra Cosa Nostra e Berlusconi - Per i giudici, Dell'Utri "ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso". In particolare, l'imputato avrebbe inoltre consentito ai boss di "agganciare" per molti anni Berlusconi, "una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico". Per questi motivi la Corte ritiene "certamente configurabile a carico di Dell'Utri il contestato reato associativo".

I giudici ritengono, inoltre, credibile il collaboratore Francesco Di Carlo, che ha ricostruito il sistema di "relazioni" di Dell'Utri con ambienti di Cosa nostra. Credono fondato soprattutto il suo racconto su una riunione svoltasi a Milano nel 1975 "negli uffici di Berlusconi" alla quale parteciparono, oltre a Dell'Utri, anche i boss Gaetano Cinà, Girolamo Teresi e Stefano Bontade che all'epoca era "uno dei più importanti capimafia".

Mangano fu assunto per garantire l'incolumità del premier - La presenza dello stalliere Vittorio Mangano ad Arcore avrebbe avuto lo scopo di avvicinarsi a Berlusconi, "imprenditore milanese in rapida ascesa economica", e garantire la sua incolumità "avviando un rapporto parassitario protrattosi per quasi due decenni". Berlusconi avrebbe pagato "ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai familiari".

Le motivazioni non provano un patto mafoioso-politico - Non c'è una prova certa "né concretamente apprezzabile" che tra il senatore Marcello dell'Utri e Cosa nostra sia stato stipulato un "patto" politico-mafioso, si legge ancora nelle motivazioni dei giudici che hanno condannato in appello il senatore del Pdl.
L'accusa aveva sostenuto che Dell'Utri avrebbe stipulato nel 1994 un "patto di scambio" che per i giudici non è stato accertato: "Non risulta infatti provato - riporta la motivazione - né che l'imputato Marcello Dell'Utri abbia assunto impegni nei riguardi del sodalizio mafioso, né che tali pretesi impegni, il cui contenuto riferito da taluni collaboranti (generica promessa di interventi legislativi e di modifiche normative) difetta di ogni specificità e concretezza, siano stati in alcun modo rispettati ovvero abbiano comunque efficacemente ed effettivamente inciso sulla conservazione e sul rafforzamento del sodalizio mafioso".
Da quest'imputazione il senatore del Pdl è stato pertanto assolto.

Dell'utri condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Tutti i video



Leggi tutto