Teresa Buonocore "cercava giustizia. Ha trovato la morte"

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A due mesi dall'omicidio della mamma di Portici, uccisa per aver denunciato il pedofilo che aveva abusato della figlia, la sorella Giuseppina dice a Sky.it: "Questo Paese che protegge i pentiti e i mafiosi non ha saputo difenderla"

Pedofilia, leggi l'inchiesta di Sky.it

di Chiara Ribichini

Aveva paura. Ma è stata lasciata sola. Chiedeva giustizia. Ha trovato la morte. Sono passati due mesi dall’omicidio di Teresa Buonocore, la mamma freddata con quattro colpi di pistola sotto il ponte dei Francesi a Napoli per aver denunciato e testimoniato contro Enrico Perillo, l’uomo che aveva abusato della figlia e quindi condannato a 15 anni di reclusione in primo grado . I due presunti esecutori materiali dell’assassinio, Alberto Amendola (26 anni) e Giuseppe Avolio (21 anni) sono stati arrestati il 22 settembre scorso. In cella anche Enrico Perillo, il pedofilo ritenuto dagli inquirenti il mandante dell’omicidio insieme con sua moglie Patrizia Nicolino e il fratello Lorenzo Perillo (entrambi a piede libero).
Oggi le due figlie di “Mamma coraggio”, come è stata definita su Facebook Teresa, vivono con la zia Giuseppina Buonocore, sorella della vittima, che ha deciso di trasferirsi a Salerno, lontano dalle strade e dai quartieri delle violenze e dell’omicidio. “Ho il dovere di proteggerle e di aiutarle a crescere con quei valori per i quali la madre ha lottato e ha perso la vita”, dice. Poi, con rabbia e rassegnazione, aggiunge: “Questo Paese che protegge tutti: pentiti, mafiosi e magistrati, non ha saputo difendere una donna che ha cercato giustizia per la figlia”. Giuseppina Buonocore ha accettato di rispondere ad alcune domande via mail.

Prima del 20 settembre Teresa aveva ricevuto minacce?
Sì, sapeva di essere in pericolo. E’ anche emerso chiaramente, nel processo contro Enrico Perillo, che l’uomo aveva più volte detto alla bambina: “Se parli uccido tua madre”. Ma, probabilmente, la portata di questo pericolo è stata sottovalutata da chi aveva il compito di tutelarla.

Teresa è stata lasciata sola?
Sì. Questo Paese che protegge tutti, i pentiti, i magistrati, i mafiosi, non ha saputo tutelare una donna che aveva testimoniato contro una persona che si è macchiata di un reato grave come quello della pedofilia.

Chi sentite più vicino in questo momento?
Col clamore iniziale molti ci hanno promesso aiuti. Poi, a riflettori spenti, le cose sono cambiate molto. Devo dire però che i magistrati napoletani, Gianni Melillo e Danilo De Simone, sono stati per noi di grande aiuto e hanno affrontato questo caso con grande professionalità e, soprattutto, con grande umanità. Anche il sindaco di Salerno ci ha fatto sentire le istituzioni molto vicine e, come lui stesso ha detto, Teresa era stata lasciata sola, adesso è giusto che lo Stato non faccia sentire sole le sue figlie e ponga rimedio agli errori commessi.

Perché avete deciso di trasferirvi a Salerno?
In un primo momento mi è sembrato giusto allontanare le bambine dall’ambiente nel quale erano maturate le violenze e l’omicidio della madre. Abbiamo così lasciato la casa di famiglia a Portici e ci siamo trasferite a Pomigliano d’Arco. Poi è arrivata la generosa offerta di aiuto del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che con grande umanità, con grande discrezione, ci ha invitate a trasferirci nella sua città. Ci ha messo a disposizione una casa, un lavoro e tutto il sostegno morale, oltre che materiale, di cui le bambine hanno bisogno.

Com'è stato ricominciare?
Salerno e i salernitani ci hanno accolto molto bene, ci hanno fatto sentire un grande affetto e questo è un buon modo per cercare di ripartire. Io ho già una figlia, studia all’università. All’improvviso mi sono ritrovata con altre due figlie e non è stato facile. Sono sempre stata molto legata a loro e quindi per me non è stato affatto un sacrificio ma un atto d’amore. Non posso nascondere, però, che è difficile per tutte le implicazioni che questo comporta. Bisogna avere molta forza e ogni aiuto non può che essere prezioso.

Che cosa le dà coraggio in questo momento?

Lo sguardo delle bambine e la voglia di riportarle, per quanto possibile a una vita normale. Hanno perso la loro mamma e nessuno potrà loro restituire l’affetto materno. Ma io ho il dovere di proteggerle ed aiutarle a crescere con quei valori per i quali la mamma ha lottato ed ha perso la vita.

Il 20 novembre
si celebra la giornata mondiale per i diritti dell'infanzia. Teresa ha avuto la forza di denunciare un pedofilo. Che cosa si sente di dire a chi vive da vicino un dramma simile?
Non mi sento all’altezza di dare consigli. Solo chi vive questi drammi, queste violenze, può spiegarle. Posso solo dire che mia sorella ha condotto una battaglia da sola, non aveva parlato neanche con me di quello che era accaduto alla bambina e si era affidata completamente alla polizia e ai magistrati per avere giustizia. Alla fine ha pagato tutto questo con la vita. Un prezzo troppo alto.

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