Iovine: "Non sono il boss che racconta la tv"

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Così il latitante dei Casalesi agli inquirenti dopo il suo arresto a Casal di Principe. A Napoli, i ministri Alfano e Maroni incontrano il pool anticamorra. Napolitano: "Risultato frutto della straordinaria collaborazione tra polizia e magistratura"

Iovine dopo l'arresto: le foto
Gli studenti brindano all'arresto: le foto

Due computer fissi, un notebook, tre pizzini e due lettere scritte dai figli. E' il materiale ritenuto più interessante sequestrato dalla polizia nella villino di Casal di Principe (Caserta) dove è stato catturato, dopo una latitanza di oltre 14 anni, il boss dei Casalesi Antonio Iovine, soprannominato 'o Ninno.

Una volta condotto in Questura, mercoledì sera, ha tenuto un atteggiamento distaccato. Assai poche le frasi rivolte a poliziotti e magistrati in questura prima di essere trasferito nel carcere di Avellino: "Non sono il boss che racconta la tv", ha affermato con un mezzo sorriso, nel tentativo di avvalorare la tesi che le accuse nei sui confronti - sfociate tra l'altro in una condanna definitiva all'ergastolo - siano esagerate.

E nella giornata di giovedì, il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il ministro dell'Interno Maroni, hanno visitato la questura di Napoli e incontrato il pool anticamorra per complimentarsi per l'arresto del boss. "E' l'antimafia dei fatti", ha detto Maroni. "Questo governo si è qualificato sull'antimafia, con la grande lotta alle mafie, coronata da grandissimi risultati. Non vorremmo che la caduta di questo governo significasse anche l'interruzione di questo circuito magico di leggi contro le mafie" ha detto il ministro Alfano in riferimento a una possibile crisi dell'esecutivo.

Sull'arresto di Antonio Iovine è intervenuto anche il presidente della Repubblica Napolitano. E' "uno dei punti di arrivo della straordinaria mobilitazione della magistratura e delle forze dell'ordine, concretizzatasi nella messa in opera di un'efficace 'modello Caserta" ha scritto Giorgio Napolitano, in due messaggi di felicitazione inviati al capo della Polizia, e al Procuratore della Repubblica di Napoli. Per il capo dello Stato si tratta "di un risultato di straordinaria importanza che sottolinea, ancora una volta, come la collaborazione intensa delle forze di polizia e della magistratura nella gestione delle indagini consente, nel rispetto delle rispettive attribuzioni, di pervenire a crescenti successi anche nel contrasto a una spietata e pervasiva organizzazione criminale come la camorra".

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