Maltempo, in Veneto un altro diluvio

Maltempo in Veneto
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Piove nel Nord-Est e il comune di Vicenza ha attivato lo stato d'allarme: ponti e scuole chiuse. Per la Protezione civile la situazione è tornata critica, mentre la frana sul monte Rotolon a Recoaro è tornata a muoversi. Segui le previsioni del tempo

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Un altro diluvio, dopo quello di inizio novembre, ha rischiato di far affondare ancora il Veneto. Vicenza, con il Bacchiglione che saliva rapidamente sotto la spinta della pioggia, ha trattenuto a lungo il fiato. Il sindaco Achille Variati non ha aspettato un minuto: chiusura anticipata delle scuole nelle aree a rischio, chiusura del Tribunale, vigili e polizia in giro con i megafoni per avvisare la popolazione nelle aree del centro più vicine al fiume. Il ricordo delle auto sommerse fino al tetto dall'acqua del Bacchiglione esondato all'alba del primo novembre era ancora troppo vivo. Poi, in serata, ha smesso di piovere, e il livello del fiume ha iniziato a calare: 5 metri e 10, poi 4 metri e 70, e giù ancora, fino a toccare i 4 metri e 50 che hanno fatto cessare l'allarme.

Ma se la citta' del Palladio avrà già tirato un sospiro di sollievo, toccherà a Padova, che il Bacchiglione incontra 30 km più a valle, incrociare le dita perché tutto vada bene. La situazione "è critica" confermava ancora nel pomeriggio di martedì 16 novembre il capo della Protezione civile regionale, ing. Mariano Carraro. "Da ieri sera piove parecchio - ha riferito il tecnico - con punte che nell'alto vicentino hanno raggiunto i 50 millimetri in sole due ore". La pedemontana vicentina è il bacino che alimenta il Bacchiglione, che due settimane fa portò la distruzione in Veneto. "Siamo preoccupati - aveva detto a sua volta il sindaco Variati - perché le avvisaglie sono simili a quelle di due settimane fa".
Per questo il Comune aveva attivato lo stato di allarme e rimesso in funzione a pieno ritmo la sala operativa. Tra i primi interventi, era stato chiuso ai pedoni il Ponte Pusterla, gia' danneggiato dalla precedente piena. Davanti alle case di Piazza Matteotti e nelle zone piu' basse della citta' palladiana sono ricomparsi i sacchi di sabbia.

Questa volta, tuttavia, la nuova fase di maltempo non ha colto impreparato nessuno. Protezione civile e centri meteo dicevano da giorni che la pioggia sarebbe tornata sul Nordest. Così è stato. Dalla notte scorsa nubi cariche di umidità hanno riversato su pedemontana e pianura grandi quantita d'acqua. Piogge non eccezionali per novembre - ha precisato Carraro -, se non fosse che spingono su argini 'stressati', ancora intrisi d'acqua. E' proprio la tenuta degli argini a preoccupare la Protezione civile. Del resto brutti segnali si sono già avuti in giornata: un argine del Timonchio - lo stesso torrente che sommerse Caldogno con due metri d'acqua - ha parzialmente ceduto a Vivaro di Dueville (Vicenza), non distante dalla rotta del primo novembre.

Fortunatamente il pezzo che ha ceduto, provocando l'allagamento dei campi circostanti, e' dalla parte opposta rispetto alla prima rottura, posta a nord. La pioggia ha rimesso in moto anche la frana del Monte Rotolon, vicino Recoaro (Vicenza). Per precauzione cinque famiglie delle frazioni di Parlati e Sudiri sono state fatte evacuare dalle case. C'e' allerta anche per l'Alpone, nel veronese, la cui uscita dagli argini causo' la chiusura per giorni della A4, lasciando la regione tagliata in due.

La pioggia non ha risparmiato il trevigiano: nel comune di Fonte una famiglia e' stata evacuata da casa per l'esondazione di un torrente che ha messo a rischio una ventina di metri di un argine. Sotto osservazione, infine, è la situazione del Frassine, vicino a Montagnana (Padova), i cui argini sono in uno stato drammatico. La protezione civile del Veneto è in stato di massima allerta, con presidi 24 ore su 24 nelle zone a rischio. A Padova la Prefettura ha rimesso all'opera la sala anti-crisi. Qui la piena del Bacchiglione è attesa alle porte di Veggiano (Padova) in tarda serata. Non e' una piena che fa paura - ha precisato il Prefetto, Ennio Mario Sodano - ma l'incognita resta la tenuta degli argini .

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