Ruby, è scontro tra Maroni e il pm dei minori

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Annamaria Fiorillo aveva contestato la versione del ministro dell'Interno: "Quello che ha detto non mi va giù. Non ho mai autorizzato l'affidamento della ragazza alla Minetti". La replica: querelerò il magistrato. VIDEO E FOTO

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Continua lo scontro sul caso Ruby. Al pm del Tribunale dei minori di Milano Anna Maria Fiorillo che aveva smentito la ricostruzione dei fatti resa in Aula dal ministro dell'Interno Maroni (guarda il video) il titolare del Viminale risponde annunciando una querela. Secondo Maroni le dichiarazioni del magistrato sarebbero diffamatorie.

Il pm: "La ciliegina sulla torta" - "E' come la ciliegina sulla torta". Annamaria Fiorillo commenta così a SkyTG24 (guarda il video in alto) la notizia della querela da parte del ministro Maroni. "Finalmente potrò dire in veste di indagata quello che ho sentito al mio telefono quella notte. Non sono ancora riuscita a esprimere in modo corretto quello che è accaduto".
In due interviste a Repubblica e al Messaggero e in un colloquio con il Corriere della Sera, il pm dei minori di Milano Annamaria Fiorillo, che mercoledì 10 novembre ha presentato un ricorso al Csm chiedendo un chiarimento sulle dichiarazioni di Maroni e del procuratore Bruti Liberati, aveva già ribadito di non avere mai autorizzato l'affidamento di Ruby alla consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti, e aveva ricostruito con la sua versione quanto accaduto nella notte tra il 27 e il 28 maggio: "Quello che ha dichiarato in aula Maroni non mi va giù. Non mi è sembrato possibile che un ministro vada in Parlamento a dire queste cose. Io che ero là non posso permetterlo".

Quella sera "ricevetti almeno sette telefonate, ma non hanno mai avuto il coraggio di dirmi che aveva chiamato Berlusconi", racconta il magistrato al quotidiano romano. E definisce "una balla" la notizia sulla presunta mancanza dei posti in comunità: "Ho parlato con il responsabile del pronto intervento e ho appurato che non era mai stata fatta richiesta". A quel punto, prosegue, "ho detto che la ragazza doveva restare in questura fino al mattino. Hanno riposto: non possiamo tenerla in camera di sicurezza. Che non è vero. Ho detto che potevano tenerla su una delle poltrone degli uffici".
Non è quindi mai stato concesso l'affidamento a Minetti, che "mi venne presentata come consigliera presidenziale, una carica che non avevo mai sentito prima".

"E io sono Nefertiti" - Che Ruby fosse la nipote di Mubarak, afferma Fiorillo, "non me la sono bevuta. Ho risposto: e allora io sono Nefertiti, la regina del Nilo. Dopo le loro insistenze ho aggiunto: se è proprio così, che facciano mandare una conferma scritta dall'ambasciata egiziana". Fiorillo spiega di non essere mai stata sentita dalla procura: "Si sono basati sulla relazione del mio capo, e sulla mia". Nelle dichiarazioni di Maroni, aggiunge, "c'è un'altra cosa non vera. Ha detto che gli atti di quella notte ci sono stati trasmessi. In realtà sono arrivati con moltissimo ritardo, dopo giorni, e dopo che Ruby si era picchiata con la brasiliana. Altrimenti non sarebbero mai arrivati, temo". Fiorillo spiega inoltre di non essere mai stata sentita dalla procura: "Si sono basati sulla relazione del mio capo, e sulla mia".

Il nodo dell'affido - Il pm Fiorillo ribadisce dunque di non aver mai disposto l'affido di Ruby al consigliere regionale, Nicole Minetti.
E ammette di aver commesso "un solo errore: non ho rassicurato la funzionaria della Questura Iafrate. Era tutta irrigidita, parlava come se recitasse un copione. Con lei - dichiara - ho avuto un alterco. Ho pensato: come si permette di essere così testarda? Si assumerà tutte le responsabilità. E invece hanno mandato avanti lei".

La replica: tutto regolare -
Arriva però la replica del funzionario della Questura in servizio quella sera, Giorgia Iafrate, che sul Messaggero sostiene un'altra versione dei fatti: se nega di aver dato il proprio assenso all'affido di Ruby, il pm dei minori di Milano Annamaria Fiorillo "evidentemente ricorda male. Io invece ricordo benissimo e non cambio una virgola di quanto già detto. Ho seguito la prassi, come ogni notte". "Nessuno mi ha mai detto di rilasciarla. L'unica sollecitazione fu quella di fare presto. Ma sempre nel rispetto della prassi", racconta il commissario. "Tra l'altro a prendere la ragazza venne un consigliere regionale, Nicole Minetti, una persona che offriva valide garanzie". Sulla ricerca di una sistemazione in comunità, "a quell'ora non risponde mai nessuno. Già dopo le 17 è difficile trovare qualcuno".
Iafrate spiega di non aver firmato il rapporto perché non le spettava. "Io sono supervisore, mentre spettava ai colleghi che hanno operato - gli agenti della volante che hanno fermato Ruby - sottoscriverlo. Ovviamente è stato compilato vicino a me e anche io ne ho condiviso il contenuto".

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