Il Paese della banda stretta

Beppe Grillo
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Ritardi, deficit e poca innovazione: in fatto di tecnologia, l'Italia è molto lontana dagli standard europei. Lo racconta l'ultimo libro firmato dal blog di Beppe Grillo, Prendiamoci il futuro, da poco pubblicato da Rizzoli. Leggine un estratto

di Beppegrillo.it

Ho parlato del blog e della forza della Rete alla Bbc, alla Taylor Institution di Oxford, persino alla London School of Economics. La cosa più ridicola non è che si sono rivolti a un comico, ma che gli inglesi hanno interpellato un italiano.
Il wi-fi a Londra è dappertutto: tra bar, centri sportivi, biblioteche, i punti di connessione vanno crescendo di mese in mese. Non sono ancora tutti gratuiti, ma ci sono: il 95 per cento della città ha ormai la copertura. Canary Wharf era già integralmente servita nel 2005 così i manager potevano smanettare sui loro smartphone senza interruzioni né imprevisti. Il sindaco Boris Johnson ha annunciato che entro il 2012 vorrebbe estendere la Rete in tutte le strade per rendere la capitale una vera «wi-fi city». Per riuscirci si appoggerà alle fermate del bus, ai lampioni e ad altri supporti elettrici esistenti, a partire proprio da Stratford, location del villaggio olimpico.
Anziché accontentarsi di coprire gli hotspot di locali e pub, vuole sfruttare al massimo la tecnologia già esistente così la gente potrà essere connessa sempre, ovunque e comunque.
Sarà che Londra è la città natale di Tim Berners-Lee, il padre di Internet, sarà che a livello europeo è la capitale della tecnologia: resta il fatto che tra pochi anni sulla mappa vedremo un unico immenso wi-fi spot, così grande che a guardare bene è un’intera città di sette milioni di abitanti. In Italia la «copertura totale» è l’ennesima promessa mancata.
«Il nostro desiderio è di dotare la città, entro due anni, di una Rete Internet in banda larga e senza fili, accessibile da almeno quattromila luoghi all’aperto » ha detto tre anni fa Luigi Rossi Bernardi, assessore all’Innovazione e alla Ricerca a Milano, classe 1932.
Grazie a questo impegno, oggi per esempio è possibile connettersi alla Rete wi-fi di parco Sempione. Per nome hanno scelto «Guglielmo», come Marconi, che all’inizio sembra poco intuitivo, poi quando ti colleghi capisci che il telegrafo al confronto è all’avanguardia.
Per prima cosa, bisogna dare la caccia alla password di accesso, tra bar e biglietterie varie nei paraggi, mostrare un documento di identità per rassicurare sulle nostre buone intenzioni, cercare una comoda panchina vista prato e digitare a dita incrociate così magari la connessione funziona. Questo in pieno centro a Milano, figuriamoci fuori. In compenso è partita la copertura della zona dell’Idroscalo, sicuramente importante ma di certo non prioritaria come tante altre non ancora realizzate.
Più che agire, le città italiane progettano e rimandano. Per il momento si registrano alcuni gestori lungimiranti che hanno attivato il wi-fi nei locali e nei campus universitari.

Qualche passo in avanti: il centro storico di Venezia è interamente coperto e la connettività è assicurata grazie alla Rete a banda larga di proprietà comunale, accessibile ai residenti e ai turisti a prezzi politici. Procede più lentamente il tentativo di stendere una maglia wi-fi a Roma: nel 2008 avevano promesso l’attivazione di 500 hotspot, in marzo 2010 ce n’erano 127 in città e 93 in provincia.
La strada è ancora lunga. A Milano, in testa alla lista, hanno indicizzati 534 hotspot, seguono Torino (279), Bologna (170), Firenze (163) e Napoli (152). L’Italia è tra gli ultimi Paesi europei per la diffusione della banda larga, quindi di Internet e dell’economia digitale.
È dimostrato che lo sviluppo economico e la Rete viaggiano di pari passo: ebbene, una ricerca dell’istituto Eurostat della Ue ci accomuna a Grecia, Bulgaria e Romania. La Grecia è già fallita.
La banda larga è una necessità, come l’elettricità o le strade: la mappa di Eurostat parla da sola. Nel Mediterraneo ci sono isole «verdi» con la banda larga, la Corsica, le Baleari e persino Malta, e isole «bianche», scollegate dal mondo, ovvero le nostre: la Sicilia, la Sardegna, l’Elba. Come è possibile che la Corsica abbia una diffusione della banda larga superiore a qualunque regione italiana? Quando mi è capitato di trascorrere qualche giorno in Sardegna, in alcune zone non funzionava neppure il cellulare.
L’Italia è unificata dalla banda stretta, al Nord come al Sud le telecomunicazioni sono più arretrate di alcuni Paesi africani. In Lombardia la diffusione della banda larga è inferiore a regioni della Polonia ed è allo stesso livello delle aree più povere della Spagna come la Mancia.

Questa situazione non può essere addebitata al caso, ma alla totale mancanza di visione del futuro dei politici e della Confindustria ridotta al ruolo di concessionaria dello Stato, di favorita che concede le sue grazie in cambio di concessioni governative. Senza telecomunicazioni di avanguardia non c’è un futuro per il Paese e neppure un presente. Il problema è che ci governa gente di settant’anni, con la prostata grossa così e il catetere, che non sa neanche cosa sia il wi-fi.
Lo psiconano ha discusso con il presidente egiziano Mubarak delle nuove tecnologie che permetteranno di sviluppare le piccole/ medie imprese italiane in tutto il mondo. Ha nominato Gogol, lo scrittore ucraino, come strumento principale per lo sviluppo del commercio internazionale. Mubarak, mentre parlava, lo guardava come si osserva una mummia.
Berlusconi voleva dire «Google», ma non ci è riuscito per due buoni motivi: non sa l’inglese e l’unico che lo aggiornava sulle aziende hi-tech americane era lo scomparso Mike Bongiorno. Ora è rimasto con la fattucchiera Gasparri, il padre del digitale terrestre spento, e con Gianni Letta che è il suo «Internet umano» (parole di Testa d’Asfalto). Con due suggeritori di tal peso dove può arrivare? A livello internazionale sono ansiosi di sapere come pronuncerà Facebook, Twitter o YouTube. Se attingerà ancora alla letteratura russa o a Fantozzi e se si farà assistere da ministri del peso di Calderoli e della Brambilla.
Dopo l’eloquio internettiano Mubarak è rientrato in Egitto per collegarsi di nuovo alla Rete lasciando dietro di sé il Terzo mondo italiano dove la banda larga è ancora inesistente. In tutte le città del pianeta, vai nei centri e ti colleghi. Vogliamo anche noi la connessione libera e gratuita per i cittadini.
È economicamente sostenibile: pagheremo i servizi. Dobbiamo avere una carta digitale, non ce ne facciamo niente della carta d’identità. I bambini devono nascere già con la loro email! Invece stiamo andando al contrario: un piccolo imprenditore in Italia paga tre volte tanto la banda larga rispetto alla Francia. La stessa banda.
Se deve spedire un pacco con la posta paga il doppio. In Francia, vai in Rete e puoi seguire la spedizione senza intermediari. Provate a far lo stesso in Italia, inviate le vostre cose e telefonate all’ufficio: «È mica lì il pacco?». «Un attimo... Che colore era? Luigi! Hai visto un pacco?» Questo è il wi-fi italiano. Siamo barbari! Ma poiché nulla in questo Paese avviene a caso bisogna porsi la solita domanda: «Cui prodest?». Chi trae vantaggio dalla priorità massima data al digitale terrestre preistorico per aumentare le televendite? Dall’assegnazione delle licenze wi-max ai soliti operatori telefonici che le hanno tenute nel cassetto?

In un momento di effettivo attivismo per riallineare l’Italia agli altri Paesi, sono stati stanziati 800 milioni di euro per lo sviluppo della banda larga che garantisse una velocità di connessione variabile tra 2 e i 20 Mbps. Il quasi ottantenne Gianni Letta, l’«Internet umano» li ha congelati con la risibile scusa che saranno spesi a fine crisi: «Abbiamo dovuto riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali perché l’occupazione è la nostra principale preoccupazione». Ma che rilancio può esserci senza telecomunicazioni? Solo due settimane prima il ministro Brunetta aveva dichiarato: «Conto di avere 2 Mbps di banda larga per tutti già dal prossimo anno. […] Solo attraverso una Rete Internet efficiente possono passare documenti certificati digitali che sono la base per un reale cambiamento della democrazia». Si fanno l’opposizione da soli? Ammesso e non concesso che questi 800 milioni restino buoni buoni ad aspettare di essere spesi – fine crisi prevista nel 2011, dicono loro – quando verranno scongelati saranno utilizzati per creare una Rete superata perché nel frattempo si viaggerà molto più velocemente. Già oggi nei Paesi scandinavi si progetta una connessione a 100 Mbps: ora che noi realizzeremo il wi-fi, a quanto andranno loro? Eppure il nostro mondo è dominato dall’etica del movimento. Chi non si muove è perduto. Chi sta fermo è un ignobile ozioso, un sovversivo, un nemico del Pil. Si fa un gran parlare delle infrastrutture di acciaio e cemento, di binari, autostrade, ponti, gallerie.
Strutture che portano camion vuoti e macchine con una persona. Delle infrastrutture della mente, che non costano, che liberano il tempo, che ci danno la possibilità di scegliere se spostarci o star fermi dove siamo, di queste infrastrutture non si occupa nessuno. La connettività veloce a tutte le famiglie italiane e i servizi on line per pagare l’Ici, richiedere una patente, un passaporto, una carta di identità, uno stato di famiglia, iscrivere il bambino all’Asl e scegliere il pediatra, il medico di famiglia, prenotare una visita, seguire una lezione universitaria: tutto questo non è una priorità. L’incentivazione del telelavoro per evitare il congestionamento delle città non è una priorità. Una diversa organizzazione delle aziende sul territorio utilizzando la Rete non è una priorità. La diminuzione dei costi della connettività non è una priorità.
La Rete libera il movimento delle intelligenze, delle idee. La Rete non provoca incidenti stradali e fa risparmiare un’enormità di tempo. Voglio un mondo dominato dall’etica del tempo, contro lo spreco delle code, degli uffici, degli ascensori. L’uomo è fatto di tempo, è un prodotto con una data di scadenza. Liberiamo il tempo dalla mobilità fine a se stessa, utile ai petrolieri, al ministero delle Finanze e ai costruttori di strade e di macchine. Meno mobilità, più tempo per noi stessi.
Proprietà letteraria riservata © 2010 RCS Libri S.p.A., Milano

Tratto da www.beppegrillo.it, Premdiamoci il futuro, Rizzoli, pp.192, euro 13

www.beppegrillo.it, l’indirizzo del frequentatissimo blog di Beppe Grillo, è una vera e propria parola d’ordine per i cittadini stufi dell’Italia che non funziona. Che hanno accolto con entusiasmo il primo libro tratto dal sito, A riveder le stelle (2010).

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