L’Italia cade a pezzi. La prossima vittima? Villa Adriana

Operai al lavoro dopo il crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei
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Crolla la Domus dei gladiatori a Pompei, ma sono tanti i siti a rischio. Il presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali Carandini: "Bondi chiede i soldi ma non arrivano". In salvo solo Ercolano grazie a un benefattore americano

di Chiara Ribichini

In principio fu il soffitto della Domus Aurea. Poi i pezzi di intonaco del Colosseo. Ora il crollo della Domus dei gladiatori a Pompei. E domani potrebbe toccare a Villa Adriana. Per il presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini, l'esperto di riferimento del ministro Sandro Bondi nonché il più importante teorico del moderno metodo stratigrafico di scavo, una delle area archeologiche oggi maggiormente a rischio è proprio la splendida residenza alle porte di Roma costruita dall’imperatore Adriano tra il 118 e il 138 d.C. E la colpa principale dell'Italia che cade a pezzi è la mancanza di manutenzione ordinaria. “Contrariamente alle Chiese e alle case del Rinascimento i ruderi archeologici sono logorati da secoli dalle piogge e dal sole. Si sfarinano. Per questo vanno trattati esattamente come le nostre case. Servono le stesse piccole e quotidiane cure – spiega Carandini - Se si rompe la persiana di una finestra si ripara. Se una tegola si sposta ed entra l’acqua dal tetto si cerca qualcuno che risolva il problema. Il patrimonio artistico ha bisogno esattamente di queste attenzioni".

Senza alcuna manutenzione ordinaria, i siti archeologici “finiscono sotto un campo di grano. Come è accaduto a Veio”. Certamente, in un’area complessa come Pompei, dove ci sono centinaia di edifici, l’impresa è ardua. E lo è ancora di più perché "non è stato ancora fatto un rilievo adeguato che permetta di valutare quali siano le zone dove gli interventi sono più urgenti". In poche parole per Carandini manca una programmazione della cura. Secondo quanto riferisce Pietro Giovanni Guzzo, che è stato il soprintendente di Pompei fino al 2009, negli anni passati si è però lavorato proprio così: intervenendo in base a una graduatoria di rischio. "Tra il 1997 e il 2006-7 abbiamo compiuto e poi ampliato un’analisi completa dello stato di conservazione di tutti quanti i muri e di tutte le case di Pompei. Dai rilievi fatti era emerso che la percentuale degli edifici in pericolo era superiore al 50%. Da qui abbiamo impostato un piano di interventi che ci ha permesso, in 14 anni, di portare la percentuale dell'area sicura di Pompei dal 14% al 31%".

Per "le piccole azioni quotidiane" servono però i soldi. Pompei, grazie alla legge 352 del novembre del 1997, può godere degli introiti che arrivano dai biglietti venduti. Nel 2009 sono arrivati più di 16 milioni di euro lordi (fonte il Ministero dei Beni Culturali). Tanti se confrontati con gli altri siti italiani. Niente se si pensa che quello che è il secondo sito più visitato in Italia ha la metà dei turisti del Beaubourg di Parigi, come scrive Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. L'ennesima prova che il nostro patrimonio artistico non è valorizzato. E con i tagli ai Beni culturali, che lo stesso Carandini definisce "drammatici", il futuro non promette niente di buono. "Siamo all'ultimo stadio. I soldi che ci saranno il prossimo anno per i restauri, cioè 50 milioni di euro, sono uguali più o meno alla liquidazione di Profumo. Il ministro del Tesoro ha allargato la borsa per l’università, la ricerca e l’ambiente". E sottolinea che il ministro Bondi, alle prese in queste ore con la richiesta di dimissioni avanzata dall'opposizione, "ha chiesto più volte i soldi ma non sono mai arrivati”.

Se Pompei proverà a sopravvivere ai tagli con l'incasso dei biglietti, lo stesso non potrà accadere per Villa Adriana, che ha a disposizione solo i fondi del Ministero. “Io sono molto preoccupato per Villa Adriana” confessa Carandini. Una piccola pausa e ripete. “Molto preoccupato". E sottolinea: "Lì  ci sono muri molto alti e con delle basi estremamente fragili” . I "siti più a rischio sono infatti proprio quelli in cui il patrimonio murario è particolarmente alto". Tra questi anche Pompei e Ostia Antica.
Allarme rosso anche per la Domus Aurea. “E’ in una situazione spaventosa”. Sopra la casa dorata di Nerone “c’è un giardino con radici con l’acqua che cola dall’alto. Non c’è il tetto e sopra ci sono 4 metri di terra pesante e fradicia con radici che si inseriscono”. Il crollo di qualche mese fa, insomma, non è servito a correre ai ripari. “E’ stato puntellato tutto l’interno ma bisogna intervenire anche da sopra perché è da lì che entra l’acqua. E’ come avere una casa a due piani, il tetto perde l’acqua e si restaura solo il primo piano” spiega Carandini.

Nell’Italia che cade a pezzi c’è però un’isola felice. Si tratta degli scavi di Ercolano. Un piccolo “miracolo” dietro il quale si nasconde il lavoro fatto negli ultimi anni ma anche un benefattore venuto da lontano, come racconta l'ex soprintendente di Pompei Pietro Giovanni Guzzo. “Il padrone delle stampanti Packard in gioventù insegnava greco antico negli Stati Uniti. Poi, è stato richiamato a bottega perché c’era bisogno di lui. Gli restò una grande passione che sfociò nella Packard Humanities Institute, una fondazione che svolge un ruolo attivo e propositivo per lo studio e la conservazione del patrimonio culturale. Venne ad Ercolano con l’idea di sponsorizzare lo scavo della Villa dei Papiri perché sapeva che lì c’erano i papiri in greco. Rimase colpito dal modo in cui lavoravamo a Pompei e decise così di finanziare lo stesso lavoro ad Ercolano. Stipulammo un contratto di sponsorizzazione nel 2004. Ha pagato 16 milioni di euro”.

Crolla la Domus dei gladiatori: su YouTube un video amatoriale

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