Allarme diossina: sequestrata un'area di Milano

L'area nella zona Bisceglie, periferia ovest di Milano, destinata all'Expo 2015 posta sotto sequestro preventivo dall'autorità giudiziaria per la presenza di diossina
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Si tratta di 300 mila metri quadri di terreni alla periferia ovest del capoluogo lombardo dove avrebbero dovuto sorgere palazzine con 1.300 appartamenti, uffici e centri per bambini. Ipotizzati i reati di avvelenamento delle acque e omessa bonifica

Quasi 2 milioni di metri cubi di rifiuti tossici (un milione e 850 mila per la precisione), tra cui diossina, idrocarburi, arsenico e altre "sostanze cancerogene" seppelliti all'interno di un'area alla periferia ovest di Milano, che hanno inquinato la falda acquifera per un'estensione di decine di migliaia dimetri quadrati.

E' in questo "paradiso", come l'hanno definito gli inquirenti con un'espressione ironica ed amara allo stesso tempo, che avrebbero dovuto sorgere palazzine con 1.300 appartamenti, uffici e centri per bambini. La zona, inoltre, era stata indicata dall'amministrazione comunale come inserita in un progetto di riqualificazione dei parchi a ovest della città in vista dell'Expo del 2015.

Mercoledì 10 però è arrivato l'intervento della magistratura che con un decreto d'urgenza ha sequestrato 300 mila metri quadri di terreni, ipotizzando i reati di avvelenamento delle acque, omessa bonifica e gestione di discarica. Tra gli indagati ci sono i rappresentanti di società private e alcuni funzionari pubblici che hanno dato il via libera ad una bonifica che non solo, stando alle indagini, non è mai stata fatta, ma che, data la tossicità delle sostanze presenti, non poteva essere effettuata nel modo in cui invece è stata autorizzata.

Il decreto, che giovedì 11 arriverà sul tavolo del gip per la convalida, è stato firmato dal pm di Milano Paola Pirotta e dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo. "C'era un problema grave e urgente per la salute pubblica e per questo siamo intervenuti", ha spiegato Robledo. In base ad una relazione della Asl, agli atti dell'inchiesta, infatti, nelle falde acquifere sono presenti sostanze nocive che, in alcuni casi, superano il doppio del limite consentito dalla legge.

Nell'area sequestrata, in zona Bisceglie, è presente l'ex cava di Geregnano, attiva tra gli anni '30 e '50, e poi adibita a discarica fino agli anni '80. Nel 2007 il Comune di Milano ha approvato un "piano integrato di intervento" per riqualificare la zona e nel 2009 ha autorizzato alla bonifica le società Acqua Pia Antica Marcia spa, del gruppo presieduto da Francesco Bellavista Caltagirone, e Torri Parchi Bisceglie srl, proprietarie dei terreni, che hanno poi dato l'appalto per le operazioni all'Arcadis set srl e alla 1 Emme spa.

La zona, oggetto dell'inchiesta, non rientra nel "perimetro" dei terreni scelti per l'Esposizione universale e, dunque, la società dell'Expo non risulta in alcun modo coinvolta. Con una nota, la Acqua Pia Antica Marcia "sostiene in modo assoluto la totale correttezza procedurale ed amministrativa usata nell'operazione di bonifica e messa in sicurezza". L'assessore comunale milanese Carlo Masseroli, dal canto suo, ha precisato che "si tratta di un'area privata che nulla ha a che vedere con l'Expo di Milano".

Si tratta, ha aggiunto, di "un'area privata che, a fronte del progetto di riqualificazione, sarà ceduta per l'80% al Comune di Milano come parco pubblico e poi messa a sistema con gli altri parchi dell'area ovest di Milano per costituire un tassello delle future vie d'acqua dell'Expo".

Alla base dell'inchiesta ci sono le denunce di Legambiente e di un comitato di cittadini presentate a giugno. Nelle relazioni dell'Arpa e della polizia forestale acquisite dai pm, si parla di autorizzazioni illecite e procedure "illegittime" adottate "dal Comune di Milano e avallate dalla Provincia", con un"vantaggio patrimoniale" per le società private.

Stando alle indagini, infatti, con un mole di rifiuti da una parte e un terreno già contaminato dall'altra, proprio per la vicinanza con le sostanze tossiche, è stata autorizzato "un sistema di sbarramento" sotterraneo che "non rimuove gli inquinanti". Ora sono gli stessi inquirenti a segnalare la necessità di un intervento rapido, da effettuare nei prossimi giorni, permettere in sicurezza le falde acquifere già pesantemente inquinate.

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