Dal Veneto a L'Aquila, la protesta passa dal bunga bunga

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Silvio Berlusconi si divide tra i paesi colpiti dalle alluvioni e le terre ferite dal terremoto. Applausi e contestazioni accolgono il premier e anche tanti cartelloni che inneggiano contro l'ultimo scandalo di Palazzo: il caso Ruby. LE FOTO

LA PROTESTA: a L'Aquila e in Veneto
Da Noemi a Ruby: scandali e polemiche
Ma il Bunga Bunga non finisce certo qui

Prima le zone alluvionate del Veneto, poi l'Abruzzo che porta ancora addosso i segni del terremoto di 19 mesi fa. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi attraversa il Paese per fare il punto della situazione e verificare lo stato delle emergenze. Promette "aiuti sostanziosi e immediati" per le terre del veronese e rivendica i 14 miliardi di euro stanziati per l'Aquila.
Ma tra gli applausi si leva il coro della protesta unanime contro il caso Ruby e gli ultimi scandali di Palazzo. Cartelloni e slogan che diventano il filo conduttore dell'esasperazione e insoddisfazione dei cittadini.

"Dimissioni" e "bunga bunga": "Voi donne & festoni. Noi fango e alluvioni" gridano i veneti che a una settimana dall'alluvione che ha colpito la Regione devono fare i conti col fango che tiene sotto scacco le case e le vite di centinaia di cittadini.

"Tu bunga bunga, noi macerie"; "Lo stato dei magnaccia torna a L'Aquila a lavarsi la faccia";  sono alcuni degli slogan scelti dai manifestanti aquilani che protestano contro il presidente del Consiglio tornato a L'Aquila, alla caserma di Coppito per la precisione, per una cerimonia di consegna dei riconoscimenti per la Protezione Civile.
Protesta, questa, che anticipa di qualche giorno la manifestazione nazionale promossa nel capoluogo abruzzese per il 20 novembre e dal titolo "L'Aquila chiama Italia".



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