Ruby, forzati gli armadietti con i fascicoli dell’inchiesta

1' di lettura

L'effrazione nell’ufficio del gip di Milano sarebbe avvenuta ad agosto. Ma nessun atto sarebbe stato rubato. Intanto Ghedini, torna sulla telefonata arrivata in Questura: fu fatta dal caposcorta del premier al solo scopo di informarsi

LE FOTO: Berlusconi e le donne - Ruby Rubacuori - La stampa straniera ne parla così
Ruby, ancora dubbi sulla notte in questura del 27 maggio

Qualcuno è entrato di nascosto nell'ufficio del gip milanese che segue le indagini sul 'caso Ruby'. E' successo lo scorso agosto quando un'altra misteriosa effrazione, con tanto di scassinamento di un armadietto, si è verificata nell'ufficio del presidente dei gip di Milano. Dai locali non è stato portato via alcun atto relativo all' inchiesta, perché le carte erano già custodite "con misure speciali di sicurezza", come fa sapere la Procura di Milano, che spiega inoltre che sono episodi che non destano "alcuna preoccupazione".

Come anticipato oggi dal sito de 'L'Espresso', nella seconda metà di agosto qualcuno sarebbe entrato dentro l'ufficio del gip di Milano Cristina Di Censo, che ha disposto le intercettazioni nell'ambito dell'inchiesta con al centro la giovane marocchina. E due giorni dopo sarebbe stata forzata la porta dell'ufficio del presidente dei gip Gabriella Manfrin e poi scassinato un armadietto. Non è stato portato via nulla dagli uffici, anche perché, come ribadiscono fonti giudiziarie, gli atti dell'inchiesta erano già da tempo sottoposti a misure di sicurezza speciali. Le stesse fonti parlano di tentativi di effrazione "grossolani". Il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati spiega che si sta indagando sugli episodi anche se si ritiene al momento che non ci siano "collegamenti" con l' inchiesta sul caso Ruby e aggiunge che "non c'e' alcuna preoccupazione". La vigilanza sui fascicoli è stata comunque rafforzata.

Intanto Niccolò Ghedini, ospite alla trasmissione di Annozero, torna sul caso Ruby e ricostruisce la filiera della telefonata al capo di gabinetto della Questura di Milano. "La Minetti l'ha avvisata il presidente Berlusconi. Il presidente è stato informato da una comune conoscente, avvisata a sua volta da un'amica della ragazza fermata". "La telefonata - spiega il deputato Pdl che, come legale del premier, conferma di aver svolto "accurate indagini investigative" - è stata fatta non dalla Presidenza del Consiglio ma dal capo scorta del presidente del Consiglio che ha telefonato, su indicazione del presidente, al dottor Ostuni. Parliamo di una persona che ha il grado di vicequestore, non dell'ultimo poliziotto, che parla con il proprio interlocutore istituzionale e che sa dunque che quella conversazione finirà in una relazione di servizio".

Dunque, riprende Ghedini, quella chiamata serviva "a informarsi e non a fare pressioni, anche perché Ostuni nulla sapeva di quello che accadeva". Altre circostanze riferite dai media e dagli atti, alter precisazioni: "Berlusconi ha detto che la ragazza era maggiorenne e nipote di Mubarak, ciò che la stessa ragazza aveva detto. Il presidente può anche essere immaginifico - scherza Ghedini - ma non tanto da dire una cosa del genere se non fosse stata la ragazza a farlo". Anzi, 'Ruby' aveva detto "che aveva un lontano grado di parentela con Mubarak, per parte di madre, ma i rapporti erano rotti e da tempo non ce n'era nessuno".

Ancora chiarimenti per quanto riguarda invece l'agenda di Berlusconi risultante dalle dichiarazioni di Nadia, circa le feste a Villa Certosa: "Se fosse vero come dice che quella festa si è tenuta due giorni prima del sisma in Abruzzo c'è una straordinaria discrasia per le quali bastano verifiche giornalistiche e non indagini difensive. Siccome il sisma purtroppo è del 6 aprile 2009, il piccolo problema è che il presidente il 3 e il 4 aprile era a Strasburgo, il 5 a Praga e il 6 a Roma dove ha preso un elicottero per recarsi sull'area colpita". Altra battuta di Ghedini: "Il presidente ha doti straordinarie ma non quella dell'ubiquità...".

Tutti i video sul caso Ruby


Leggi tutto