Eutanasia, Vanguard nelle stanze dei “suicidi assistiti”

Nella foto Eluana Englaro
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In Italia la dolce morte resta un tabù, eppure ogni anno la chiedono 250mila malati terminali. Così, alcuni decidono di andare in Svizzera, dove si può scegliere di porre fine alle proprie sofferenze. Guarda un’anteprima del reportage di Current

LE INCHIESTE VANGUARD SU SKY

In Italia, il dibattito sul fine-vita si accende sempre di fronte alla criticità di storie estreme, emblematiche che diventano casi mediatici, oggetto di guerreggiati dibattiti sociali e accese controversie etiche, religiose, morali, politiche, legislative: Piergiorgio Welby, Eluana Englaro. Sebbene ogni anno, nel nostro Paese, ben 250mila malati terminali chiedano di poter alleviare le proprie sofferenze, di morire, il tema dell’accompagnamento alla morte rimane un tabù che paralizza anche l’iter parlamentare.

All’eutanasia è dedicata la prima puntata della nuova edizione del Vanguard Italia dal titolo “Suicidio assistito” in onda mercoledì 3 novembre alle ore 21.10 sul canale 130 di Sky. Un reportage realizzato dalla giornalista Elena Sciotti e dal regista Edoardo Anselmi, vincitore del Premio Ilaria Alpi Giovani 2008 con l'inchiesta Il Recinto, Le pecore di Acerra (Current). Il Vanguard Italia ha varcato il confine dal passo di San Gottardo per vedere cosa succede nella vicina Svizzera dove, per il principio della autodeterminazione dell’essere umano, un cittadino affetto da una malattia incurabile può decidere di porre fine alla propria vita. Grazie alla Dignitas, la più grande associazione per il suicidio assistito che accetta anche stranieri, Elena Sciotti ha filmato le laboriose procedure di verifica dei requisiti per richiedere la 'dolce morte' e ha intervistato due persone giunte alla fase finale: un sessantenne del Sud Italia affetto da anni da una patologia incurabile e un inglese ottantenne che qualche anno fa in seguito ad un incidente è rimasto paralizzato.

Le telecamere di Current sono entrate nelle stanze dove avviene il suicidio assistito: "Qui le persone spendono gli ultimi momenti di vita - racconta un assistente dell'associazione Dignitas . Qui bevono l'ultimo drink di farmaci. Di solito sono attorniati da amici e parenti che assistono al passaggio consapevole dalla vita alla morte. E' giusto - assicura - perché la realtà è molto meglio dell'immaginazione".

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