Poliziotti a Milano, tra gomme a terra e servizi part-time

Una delle Alfa 159 della polizia abbandonate da mesi e ricoperte di polvere
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Non solo la metà delle auto in dotazione ferme in garage perché mancano i soldi per ripararle: il Siulp denuncia ambienti di lavoro fatiscenti e organici che "mettono a rischio la sicurezza". E il problema non è solo milanese

Le "pantere" nella polvere: GUARDA LE FOTO

Di Cristina Bassi

Le auto della polizia abbandonate in un garage milanese perché mancano i soldi per ripararle sono solo una faccia del problema. E i tagli a fondi e personale non riguardano solo Milano. “Ci sono stati tagliati 3 miliardi di euro in tre anni – spiega Felice Romano, segretario nazionale Siulp –. Se si aggiunge il blocco del turnover deciso dal governo, si ottengono i preoccupanti numeri sui nostri organici. Oggi siamo 96 mila, nel 2008, prima del blocco del turnover eravamo 100 mila. E le piante organiche ufficiali, risalenti al 1989, prevedono 110 poliziotti. Pare però – conclude Romani – che dopo le nostre insistenze il governo abbia deciso di ripristinare il turnover almeno per il triennio 2010-2012”.

Ma dopo la pubblicazione su Sky.it delle foto delle auto nuove e ferme da mesi per guasti banali anche il segretario provinciale generale del Siulp, Mauro Guaetta, ha aggiunto dati che descrivono la condizione di difficoltà in cui lavorano i poliziotti di Milano.

L’ennesima battaglia sindacale sulla mancanza di soldi?
Il punto è un altro. Non è nostra intenzione creare allarme, ma è bene fare chiarezza: in queste condizioni non siamo più in grado di garantire un controllo adeguato del territorio, la sicurezza è a rischio.

Ma i dati ufficiali dicono che in città i reati accertati diminuiscono.
Potrebbe essere perché in strada non ci sono abbastanza poliziotti per accertarli...

Cosa vuol dire, al di là del paradosso?
Che a Milano escono 12 pattuglie delle Volanti, ciascuna con due agenti a bordo, per ogni turno di lavoro, cui si aggiungono quelle dei tre commissariati (su 20) che ne hanno una. Solo qualche anno fa le pattuglie erano oltre 20 e con tre agenti. Ci avevano assicurato che il taglio del terzo uomo sarebbe servito ad aumentare le pattuglie, invece è accaduto il contrario (la “riforma” delle Volanti risale alla fine degli anni Novanta, a Roma le pattuglie sono passate da 30 a 15 per turno, sempre secondo il Siulp nazionale, ndr). Non solo. In via Padova, zona al centro della cronaca nera qualche mese fa per gli scontri fra stranieri che hanno causato anche un morto, l’ufficio denunce è aperto solo fino alle 14 per carenze di personale. A molti colleghi non vengono pagati gli straordinari, le pulizie nelle nostre sedi vengono fatte a giorni alterni, anche nelle camere di sicurezza, dove i fermati passano anche la notte. La Scientifica poi è costretta a lavorare in ambienti ristretti e degradati: altro che quello che si vede nelle serie tv sulle investigazioni scientifiche. Con le ultime due Finanziarie ci abbiamo rimesso il 30 per cento dei fondi: questi sono solo alcuni degli effetti.

Si parla di aprire nuovi commissariati, è un passo avanti?
Al contrario. Un posto di polizia in più non significa più sicurezza, soprattutto se i commissariati vengono aperti mantenendo lo stesso numero di uomini. A Milano e provincia sono in servizio circa 5.300 poliziotti, 3.900 sono in città tra questura e commissariati. Siamo fermi alle cifre dei primi anni Novanta (a Napoli e provincia sono circa 5 mila, a Torino circa 3.500, ndr). La questura milanese è sotto organico del 14 per cento, la Stradale lombarda del 16 per cento, la Postale di ben il 65 per cento.

Però ci sono i militari a darvi una mano.
Non parliamo delle pattuglie miste con l’esercito... Sono solo un’operazione d’immagine, in via Padova ci sono molti soldati, ma abbiamo visto con quali risultati a livello di ordine pubblico. I militari sono molto utili se presidiano i punti sensibili, ma non se pattugliano le strade. In quel caso devono comunque essere accompagnati da noi o dai carabinieri.

Quindi servono più uomini e più fondi?
Prima di chiedere più fondi, vorremmo confrontarci con i nostri interlocutori per trovare insieme il modo di riorganizzare in modo più moderno le risorse che abbiamo. Proponiamo innanzitutto l’accorpamento di alcuni commissariati o almeno degli uffici amministrativi, come quelli del personale, lasciando invece aperti gli sportelli che interessano alla gente: denunce, immigrazione, passaporti. Così si recuperano agenti da mandare in strada e locali da destinare ai settori in sofferenza di spazi, come l’ufficio immigrazione.

Alcuni reparti però, ad esempio la Polfer e la Polmetro, sono d’eccellenza.
Alla Polmetro (la squadra che controlla la metropolitana, ndr) sono assegnati 30 poliziotti, gli stessi di quando c’erano solo due linee della metropolitana, e per coprire tutti i turni dobbiamo utilizzare gli straordinari. Per questo servizio, come per quello di ordine pubblico allo stadio, sarebbe utile far contribuire i privati, cioè Atm e società di calcio, alle spese per indennità e straordinari attraverso apposite convenzioni. È stato fatto, appunto, per Postale, Stradale e Polfer grazie ad accordi con Poste, Autostrade e Trenitalia. E con buoni risultati.

La questura di Milano non fornisce dati numerici sulle auto né sugli organici, ma fa sapere: “In ogni caso assicuriamo i servizi di prevenzione e controllo, considerato anche che abbiamo mezzi di riserva”. 

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