Privacy, anche l’Italia indaga su Google Street View

Google sotto accusa anche a Roma
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La procura della Capitale apre un fascicolo: vuole chiarire se il servizio abbia raccolto dati personali attraverso le reti wi fi. Il colosso di Mountain View si scusa: “E’ stato un errore del quale siamo spiacenti, ma siamo pronti a collaborare”

Google torna nell'occhio del ciclone per una possibile violazione della privacy. Facendo seguito alle comunicazioni da parte del garante della privacy la procura di Roma ha aperto una indagine, per ora contro ignoti, su una presunta violazione della privacy. Al centro delle indagini il servizio di Google Street View, il sistema che permette di vedere le strade di (quasi) tutte le città italiane ed europee attraverso le mappe del motore di ricerca. Come ammesso qualche mese fa dagli stessi vertici di Google, infatti, le vetture incaricate di realizzare le immagini per il servizio avrebbero, per errore, raccolto dati personali dalle reti wi fi presenti nelle città.

Il colosso di Mountain View ha risposto con una nota, chiedendo scusa: "La raccolta accidentale di dati wi fi da parte delle auto di StreetView è stato un errore del quale siamo profondamente spiacenti e per cui ci scusiamo. Ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare con le Autorità”.

Lo scorso maggio il garante per la privacy aveva aperto un'istruttoria contro Google invitando, in seguito, l'azienda di Mountain View a bloccare ogni trattamento dei dati raccolti in modo illecito. L'Italia non è l'unico paese in cui Google ha problemi con la privacy. In Germania la scorsa estate l'introduzione di Street View ha avviato un ampio dibattito politico in cui è intervenuto anche il governo guidato da Angela Merkel, così come in Inghilterra il motore di ricerca è stato costretto a cancellare diverse immagini regisrate con il suo sistema. Problemi analoghi sono stati sollevati in quasi tutti i paesi europei in cui il servizio è presente.

E non è neanche la prima volta che Google ha problemi con la giustizia italiana. Lo scorso febbraio il tribunale di Milano condannò Google proprio per violazione della privacy perché non aveva cancellato, con il dovuto tempismo, un video in cui veniva mostrato un atto di bullismo. La sentenza milanese aveva avuto una vasta eco in tutto il mondo e le motivazioni avevano sollevato diverse critiche.

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