"Basta montagne pericolose": l'alluvione vista dai bambini

L'alluvione dell'ottobre 2009 vista da un bambino delle comunità colpite
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L’1 ottobre 2009 un nubifragio colpiva il messinese, provocando 37 morti e distruggendo centinaia di abitazioni. Il racconto di quella tragedia nei temi e nei disegni dei bambini delle comunità colpite. GUARDA LE FOTO

I DISEGNI DEI BAMBINI
ALLUVIONE A MESSINA: ALBUM FOTOGRAFICO

di Filippo Maria Battaglia

C’è chi sogna “una villetta con giardino”, chi “una grande e spaziosa terrazza”, chi “una palestra ben attrezzata”. A un anno dall’alluvione che ha travolto il messinese, causando la morte di 37 persone e la distruzione di centinaia di case, a Giampilieri e a Scaletta Zanclea quella tragedia ritorna ora nelle parole e nei disegni dei bambini, fissati su carta con l'aiuto di una penna o di un pastello.
Così, anche il più tradizionale dei temi in classe si trasforma in un ritorno al futuro, pieno di desideri e nostalgie; e lo stesso accade nelle pagine colorate dai più piccoli (guarda la fotogallery), che oscillano tra attese e angosce quotidiane.

Dopo "la lezione di sopravvivenza" tenutasi nei giorni scorsi nelle scuole del territorio per possibili nuovi allarmi, nei paesi alluvionati si vive perlopiù di ricordi e di speranze, anche se la rabbia per gli sprechi e le infficienze è ancora tanta.

Tutte emozioni che a modo loro manifestano anche i bambini. “La ricostruzione è il sogno di tutti, a me piacerebbe una villa”, scrive Angelo, sette anni di Molino a una manciata di chilometri dalle zone alluvionate.
“Vorremmo che si costruisse un paese senza nessun rischio di frane e allagamenti” aggiunge Mariapia, che di anni ne ha un paio in più e vive a Giampilieri. “Mi piacerebbe – scrive - che ci fosse un centro ricreativo con un bar dove gli anziani potessero passare del tempo, riunirsi con gli amici a bere il caffè, o prendere un gelato”.
Il suo coetaneo Omar vorrebbe invece “un bel prato, dove i bambini potessero giocare” e sopratutto “case in posti pianeggianti”. E poi “una pista di pattinaggio”, “una grande sala per riunirsi tutti insieme”, “un lungo corso, tutto illuminato”.

E ancora, suggerisce Caterina, “una piscina e un teatro che potesse ospitare tutti, grandi e piccini”. Il nostro “era un bel paese agricolo con delle tradizioni antiche” scrive Giada, poi “un fiume di fango ha travolto persone, macchine e case”. Per questo, nota Mario (8 anni), “oggi non si può dire che è un posto molto bello”.
Francesco, invece, è solo preoccupato e chiede “tante protezioni d’acciaio in tutte le colline”.
Ma l’incubo di quelle frane dell’ottobre dell’anno scorso torna in quasi tutti i temi: “Vorrei che fosse un paese senza montagne pericolose – aggiunge Lidia - solo alberi e bei negozi”; magari, come scrive Tindaro, “con qualche giocattolo in più”.
L’importante, comunque “è andare avanti e dimenticare quel disastro”: "in un modo o nell'altro - dice Martina - ci rialzeremo e, mano nella mano, ripartiremo".

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