Gli Amici di Pino e la "scorta civile"

Una schermata del blog degli Amici di Pino Masciari
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Intorno a Pino Masciari, l'imprenditore calabrese che ha sfidato la 'ndrangheta, e alla sua famiglia è nata una rete di protezione che spesso ha dovuto tappare i buchi delle istituzioni. Tutto organizzato e documentato su un blog


Di Cristina Bassi

Il testimone di giustizia Pino Masciari è costretto ad andare a testimoniare, a votare o agli incontri pubblici senza scorta? Gli "Amici di Pino" si attrezzano per un servizio di "scorta civile" che rimpiazza quella di Stato. Pino e la sua famiglia vengono rimbalzati da una "località protetta" all'altra, totalmente sradicati? Gli Amici di Pino ottengono per lui la cittadinanza onoraria in una decina di Comuni italiani tra cui Firenze, Torino, Bologna. La famiglia Masciari non può avere una cassetta delle lettere né il nome sul citofono? Gli Amici a centinaia fanno richiesta formale per aggiungere il cognome Masciari al proprio.

Per molti anni Pino Masciari ha vissuto completamente isolato, praticamente murato in casa per paura con la moglie e i due figli. Da quando però la sua storia ha cominciato a essere nota, è nata spontaneamente una rete di persone intorno a lui, che non hanno mai smesso di accompagnarlo. Con addosso la maglietta con la scritta "Io sono amico di Pino Masciari" e dal 2006 con un blog, che riporta in tempo reale tutti gli sviluppi del suo impegno pubblico. Col tempo Masciari ha capito che "ogni persona che viene a conoscenza della mia storia mi allunga la vita di un giorno".

"Facciamo lavori diversi, siamo operai, commercianti, professionisti, alcuni di noi vengono da associazioni come Libera – spiega Federica 'Masciari' Rosin –. Ci siamo conosciuti proprio su Internet, discutendo nei forum di legalità e antimafia. Con il blog abbiamo avuto la possibilità di raggiungere velocemente più persone possibile, che poi si sono incontrate. Da Torino la nostra rete è diventata nazionale, gli Amici di Pino, Marisa e i loro figli sono ormai migliaia". Negli anni gli Amici sono passati dallo stare vicino alla famiglia Masciari, "scortando" Pino nei viaggi e facendo compagnia a sua moglie e ai suoi bambini quando lui non c'era, ad affrontare problemi legali, interpretare sentenze, scrivere comunicati.

L'isolamento dei Masciari è finito così. "Più che un'associazione siamo un gruppo di amici che partecipa al destino di Pino e dei suoi – continua Federica –, siamo un occhio in più che li protegge, persone che riempiono la loro casa. Con le magliette e la nostra presenza rispondiamo alla gente che ci chiede chi è Pino, lo indichiamo come esempio di coscienza civile e di padre di una famiglia rimasta unita in una vicenda folle. Diamo visibilità a una persona che ha dovuto nascondersi in casa per anni, come se avesse fatto qualcosa di male, negli incontri pubblici e nei tribunali, nelle sfilate antimafia e nei momenti di tensione. Chiusi nella prigione del programma di protezione, senza la protezione adeguata per poter uscire di casa, i Masciari erano come sepolti vivi. Poi però hanno scelto una nuova via, quella di esporsi e noi abbiamo mostrato in diretta sul blog, anche in streaming, quello che gli accadeva. Stanno provando a reinserirsi e tornare alla normalità, anche in questo creeranno un precedente per gli altri testimoni di giustizia. Pino mette a diposizione la propria esperienza e può farlo anche perché con noi intorno è più sicuro: non possono ucciderci tutti".

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