Bombe a Reggio Calabria, in manette il responsabile

Gli inquirenti davanti all'abitazione di Salvatore Di Landro dove è esploso un ordigno il 26 agosto
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Antonio Cortese, affiliato del clan della 'Ndrangheta Lo Giudice, è considerato l'autore degli attentati ai danni dei magistrati. Ad accusarlo, il boss della cosca, arrestato di recente. Fermato alla frontiera italo-slovena mentre tornava in Italia

E' finito in manette Antonio Cortese, affiliato del clan della 'Ndrangheta Lo Giudice e considerato il responsabile degli attentati ai danni dei magistrati di Reggio Calabria avvenuti nei mesi scorsi.

Nei confronti di Cortese, la Dda reggina ha emesso un provvedimento di fermo con l'accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso. Per quanto riguarda, invece, le sue responsabilità sugli attentati, gli atti saranno trasmessi alla Dda di Catanzaro, titolare della relativa inchiesta.

Del suo coinvolgimento negli attentati ha riferito proprio il boss Antonino Lo Giudice arrestato nelle scorse settimane e che ha iniziato a collaborare con la giustizia .  Cortese sarebbe un esperto  di esplosivi e avrebbe fatto esplodere le due bombe piazzate il 3 gennaio davanti gli uffici della Procura generale di Reggio Calabria e il 26 agosto scorso sotto il  portone dell'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro . Cortese è accusato anche di avere fatto trovare un bazooka il 5 ottobre scorso davanti gli uffici della Dda.

Quando è stato fermato, Cortese stava rientrando in Italia da un Paese dell'Est Europa ed è stato bloccato dalla polizia alla frontiera italo-slovena di Fernetti, a pochi chilometri da Trieste. "Antonio Cortese stava rientrando in Italia proprio per consegnarsi alle forze dell'ordine, avendo intenzione di chiarire la sua posizione e per respingere le accuse che gli muove Lo Giudice" ha detto, in una dichiarazione, il suo difensore, l'avvocato Giuseppe Nardo.

"Assistiamo a questi eventi compiaciuti per i passi che si fanno verso l'accertamento della verità e se son rose fioriranno" ha commentato Di Landro intervistato da Radio Capital. Sul ruolo dei pentiti, Di Landro ha comunque sottolineato che "bisogna andare
alla ricerca dei riscontri"; "in ogni caso - ha aggiunto - è una strada che si sta percorrendo costruttivamente, speriamo bene".
"E' molto importante che si siano chiariti tutti gli aspetti realtivi a questi attentati, certe organizzazioni come la 'Ndrangheta e la mafia non possono essere sconfitte se non coi collaboratori di giustizia" ha detto a SkyTG24 il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

Ascolta l'intervista al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso

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