Delitto Fortugno, la vedova: "Proseguite le indagini"

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A cinque anni dall'omicidio dell'ex vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, “si devono ancora scoprire i veri mandanti”. Tra pochi giorni, la Cassazione esaminerà il ricorso di quattro condannati. L'intervista di Sky TG24

A cinque anni dall'assassinio di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, la vedova Maria Grazia Laganà chiede di proseguire le indagini per scoprire "i veri mandanti" del delitto. L'omicidio era stato qualificato dal procuratore nazionale antimafia Grasso come di stampo "politico-mafioso": secondo la donna, deputato del Pd, "la parte mafiosa è stata individuata, Ora bisogna trovare la zona grigia".

Francesco Fortugno, della Margherita, venne ucciso a Locri il 16 ottobre 2005.
Dopo cinque mesi di indagini, finirono i manette nove persone accusate di essere implicate a vario titolo nell'omicidio: Vincenzo Cordì, 49 anni, Domenico Novella, 30, Antonio Dessì, 24, Gaetano Mazzara, 42, Salvatore Ritorto, 27, Domenico Audino, 27, Carmelo Crisalli, 26, Nicola Pitari, 27.  Solo Ritorto è accusato di essere l'autore materiale dell'omicidio, per gli altri le accuse vanno dall'associazione di tipo mafioso alla rapina a mano armata.
Poco tempo dopo vennero arrestati Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio rispettivamente caposala ed infermiere in un ospedale di Locri, con l'accusa di essere i mandanti. Per i Marcianò, Ritorno e Audino si è arrivati alla condanna all'ergastolo, ma il 25 ottobre la sentenza passerà all'esame della Corte di Cassazione.
Si tratta di un'inchiesta complessa, ulteriormente complicata dal suicidio, nel 2007, del collaboratore di giustizia Bruno Piccolo, uno dei due pentiti che con le sue testimonianze aveva permesso di arrestare i presunti mandanti.

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