'Ndrangheta, il boss Lo Giudice collabora con la giustizia

La notte dell'attentato a casa del procuratore Salvatore di Landro
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Il pentito arrestato il 7 ottobre si è autoaccusato dell'attentato alla procura generale di Reggio Calabria, della bomba a casa del procuratore Di Landro e di aver fatto ritrovare un bazooka davanti alla sede della Dda

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Antonino Lo Giudice, boss della 'ndrangheta che ha deciso di collaborare con la giustizia, ha affermato di essere l'organizzatore degli attentati alla procura generale di Reggio Calabria e all'abitazione del procuratore generale Salvatore di Landro. Lo ha confermato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Lo Giudice ha detto anche di essere stato lui a fare collocare nei giorni scorsi un bazooka davanti alla sede della Dda di Reggio Calabria. Il boss, 51 anni, sta collaborando con la Dda di Reggio Calabria.

Lo Giudice, dopo avere espresso la sua volontà di collaborare, ha incontrato ieri nel carcere di Rebibbia, a Roma, il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Pignatone. Dopo l'incontro il boss è stato trasferito in una struttura di sicurezza.
"Antonino Lo Giudice - ha detto il procuratore Pignatone - ha chiesto di collaborare con la giustizia. Si è accusato di gravi reati ed ha anche affermato di essere l'organizzatore degli attentati alla procura generale, all'abitazione del procuratore generale di Reggio e di avere fatto collocare un bazooka nei pressi degli uffici della procura della Repubblica".

"Questi atti - ha aggiunto - sono già stati trasmessi alla Dda di Catanzaro per le sue valutazioni". Pignatone ha riferito anche che "nella notte, su indicazioni dello stesso Lo Giudice, sono state sequestrate 11 armi lunghe. Si è anche proceduto all'interrogatorio di Luciano Lo Giudice, fratello di Antonino, che si è avvalso della facoltà di non rispondere".
"Siamo in attesa di ricevere il verbale dell'interrogatorio di Antonino Lo Giudice che ha iniziato a collaborare con i magistrati della Dda di Reggio Calabria", ha detto il procuratore di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, sulla collaborazione del boss Lo Giudice. "Al momento - ha aggiunto - non conosciamo ancora il contenuto delle dichiarazioni di Lo Giudice. Sappiamo solamente, da contatti avuti con i colleghi di Reggio, che ha iniziato a collaborare e che ha fatto una serie di dichiarazioni. Non appena riceveremo gli atti faremo le nostre valutazioni e predisporremo tutto ciò che sarà necessario fare".

Grazie alle rivelazioni del boss pentito la Squadra mobile di Reggio Calabria ha trovato undici kalashnikov. Le armi, secondo quanto riferito da Lo Giudice, rappresentavano l'arsenale della cosca ed erano stati lasciati in un'armeria di Reggio Calabria per evitare che, se detenuti dagli affiliati al gruppo criminale, fossero trovati dalla polizia in occasione di perquisizioni. La polizia sta adesso verificando la posizione del titolare dell'armeria per accertare se fosse consapevole del fatto che gli 11 kalashnikov che aveva avuto in consegna rappresentassero l'arsenale della cosca Lo Giudice. I mitra sono stati sequestrati e saranno sottoposti adesso a perizia balistica per accertare se sono stati utilizzati in qualche omicidio di 'ndrangheta. Sulla base della rivelazioni di Antonino Lo Giudice sono scattate, inoltre, tutta una serie di perquisizioni in occasione delle quali è stato sequestrato materiale ritenuto utile per i possibili sviluppi delle indagini.

Lo Giudice era stato fermato dalla Squadra mobile di Reggio Calabria il 7 ottobre, sulla base delle accuse di quattro pentiti. Due dei pentiti che hanno fatto le dichiarazioni d'accusa contro di lui, Consolato Villani e Roberto Moio, hanno avviato da poco la loro collaborazione con la giustizia. Villani è un affiliato alla stessa cosca Lo Giudice. Moio, invece, è un elemento di spicco della cosca Tegano ed è nipote di Giovanni Tegano, il capo dello stesso gruppo criminale, arrestato nello scorso mese di aprile dopo molti anni di latitanza. Gli altri due pentiti che hanno accusato Lo Giudice sono Maurizio Lo Giudice, fratello di Antonino, e Paolo Iannò. La collaborazione di Lo Giudice e Iannò, comunque, è cominciata da alcuni anni e le loro dichiarazioni sono già state utilizzate in varie inchieste contro la 'ndrangheta. Dalle rivelazioni di Villani e Moio, invece, la Dda si attende elementi significativi che consentano di aprire nuovi scenari nelle indagini contro le cosche reggine della 'ndrangheta e sui suoi rapporti a tutti i livelli.

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