"Non ci cacciate, vogliamo vivere come i terremotati"

Il pranzo al campo Sinti di Buccinasco
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Davide, 45 anni, giostraio, vive a Buccinasco (Milano) in un campo Sinti con casette in legno e pannelli solari. A chi lo chiama nomade risponde "sono italiano”. Viaggio in una comunità che si è integrata con gli altri abitanti della città

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di Alberto Giuffrè

"Ci sono terremotati che vivono nelle nostre condizioni e chiedono di avere le case. Noi invece vogliamo rimanere così, nel nostro campo. Tutti insieme". Davide, 45 anni, fa il giostraio e il musicista. Mostra quasi con orgoglio la tessera della Lega Nord ma non nasconde il suo disappunto per le ultime mosse delle camicie verdi in Regione che vorrebbero abbattere la sua abitazione. “Perché ci trattano così? Perché ci vogliono cacciare? Mica siamo marocchini, noi siamo italiani. Abbiamo fatto il militare, tifiamo per la nazionale”.

Vivono in un campo ma a chi li chiama nomadi rispondono sfoderando un impeccabile dialetto lombardo. Più di vent'anni fa hanno deciso di stabilirsi nella zona industriale di Buccinasco, comune dell'hinterland milanese. Sono un gruppo di circa cento Sinti, etnia che con i Rom condivide le origini gitane oltre che una storia di discriminazioni e sofferenze che va dai campi di concentramento nazisti ai pregiudizi e le paure dei giorni nostri. Pregiudizi e paure che non sembrano trovare posto a Buccinasco dove i Sinti vanno a scuola, lavorano e votano come tutti gli altri abitanti.

L'unica differenza con i concittadini sta nella residenza, uno spazio di 3800 metri quadri con casette in legno che sembrano baite di montagna, strutture prefabbricate e roulotte. Più un centro servizi con pannelli solari sul tetto. Ventuno piazzole in tutto, in stile campeggio, assegnate dal Comune alle famiglie con un contratto decennale (stipulato nel 2005).

Quanto di più lontano dalle immagini che arrivano dalla Francia dove recentemente il governo di Nicolas Sarkozy ha espulso dal Paese cittadini rom comunitari. Uno scenario diverso anche dalla più vicina via Triboniano, a Milano, dove uno dei campi più popolosi è a rischio sgombero. Ma nonostante Buccinasco, uno degli otto campi autorizzati nella provincia di Milano, si presenti come un modello positivo, nei mesi scorsi la Lega Nord, in Regione, ha chiesto “la demolizione delle strutture abusive” dei Sinti. Il motivo? Il terreno si trova all'interno del Parco Agricolo Sud sul quale, dopo la costruzione delle abitazioni, sono stati posti dei vincoli paesaggistici.

Quella dei Sinti di Buccinasco è una famiglia allargata: 92 persone di cui 35 bambini. Al centro del campo, piantonata da due statue di Padre Pio, c'è la casa di Rosa che con suo marito (il "capo", come lo chiamano gli altri) ha messo al mondo 14 figli. Durante una mattina di un giorno feriale sono quasi tutti sono a lavoro. Tranne Davide, che apre in serata le sue giostre. Cosiì, ci pensa lui a fare da cicerone agli ospiti. Con addosso una t-shirt del New York Police Department, dribblando cani e gatti che scorazzano nel campo, apre le porte delle case. "Sono bellissime e d'inverno si sta al caldo, il problema sono le roulotte dove si fa una vita di inferno". La differenza salta subito all'occhio: nelle strutture prefabbricate c'è spazio per un soggiorno, bagno e camera da letto. Accanto a ogni abitazione c'è una torretta per l'elettricità installata dall'Enel. Davide indica la sua sventolando l'ultima bolletta, in risposta al consigliere leghista che ha denunciato "allacciamenti abusivi". Poi indica la tv a schermo piatto e ci tiene a precisare: "Alcuni dicono che rubiamo ma quello che abbiamo qui è tutto frutto del nostro lavoro".

E proprio per il lavoro non è un buon momento. Anche qui la crisi economica si è fatta sentire. "Uno di noi è finito in cassa integrazione e per tutti gli altri non è facile trovare un'occupazione". In città gli abitanti dell'area sono tutti conosciuti ma basta cercare un lavoro negli altri comuni che "subito veniamo guardati con diffidenza". Tra i progetti in cantiere da realizzare con i 100 mila euro già stanziati dalla prefettura grazie al fondo del Ministero degli Interni, c'è anche l'apertura di una ciclofficina. "Darebbe lavoro a molti di noi, ma il mio sogno è quello di comprare un tagadà per le mie giostre", conclude Davide.

Quando si parla di campi si fa sempre riferimento ai problemi di sicurezza. "Anche noi abbiamo avuto i nostri", conclude Davide, "siamo stati costretti a mettere una sbarra all'ingresso perché è capitato che qualche teppista entrasse la notte con la macchine per fare le sgommate sulla ghiaia".

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