Messina, un anno dopo: se piove si dorme in macchina

Una foto di Giampilieri un anno dopo l'alluvione
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Il 1 ottobre 2009 la colata di fango che ha ucciso 37 persone. Ora, a Giampilieri e a Scaletta Zanclea, gli sfollati vivono nella paura di un temporale. E le sirene d’allarme, azionate da un sms, non suonano perché la zona non è coperta dalla rete

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di Chiara Ribichini

“Ogni volta che il cielo diventa grigio iniziano le palpitazioni. Come un kamikaze mi tuffo in strada e, insieme con i miei colleghi, cerco di convincere tutti i cittadini a uscire dalle proprie case per raggiungere la scuola media intitolata a Pasquale Simone Neri (il giovane sottufficiale della Marina morto dopo aver salvato dal fango otto suoi compaesani, ndr). Perché solo lì sono al sicuro”. A Giampilieri, oggi, si vive così. A un anno dall’alluvione che, nella notte tra il 1 e il 2 ottobre ha colpito alcuni comuni del messinese, resta la paura, come racconta il maresciallo Giuseppe Curcio. Il terrore che le piogge possano scatenare nuovamente quella colata di fango che, 12 mesi fa, ha sepolto 37 persone e travolto il cuore del Paese. Già lo scorso 4 settembre alcune famiglie hanno trascorso la notte nelle loro automobili, terrorizzate da un violento temporale. Eppure le sirene, che dovrebbero dare l’allarme in caso di maltempo, erano rimaste in silenzio. “E’ un sistema che non funziona – spiega Curcio – Il segnale acustico parte nel momento in cui ogni centrale riceve un sms, ma gran parte della zona non è coperta dalla rete telefonica. E se non arriva il messaggio le sirene non suonano”.

L’arrivo dell’autunno preoccupa anche i cittadini di Scaletta Zanclea, l’altro comune del messinese fortemente colpito dall’alluvione di un anno fa. “Abbiamo avuto due allerte meteo, ce ne saranno molte altre perché è iniziata la stagione delle piogge. Speriamo che non succeda niente” dice il comandante Nicola Santamaria. “Due mesi fa, a luglio, c’è stata un’altra frana. La parte della montagna crollata è finita nel torrente Saponarà, proprio come è accaduto la notte del 1 ottobre del 2009. Ma la causa stavolta non è stato un nubifragio ma, paradossalmente, i lavori di sbancamento. Lavori che si sono intensificati negli ultimi venti giorni. “Fino ad agosto – continua Santamaria - per lo più venivano presentati progetti su come intervenire, si è passati all’azione da poco. E’ stato allargato qualche corso d’acqua per facilitare il deflusso delle piogge, sono state messe delle reti di contenimento, ma ci vorrà ancora tanto tempo per vedere risultati concreti”.

A Giampilieri, invece, i lavori sono partiti a marzo. Eppure il centro del Paese resta disabitato. “Alcune attività commerciali hanno ripreso. Hanno riaperto una macelleria e un supermercato, ma il giro di soldi è ancora inesistente e resterà tale finché le persone non saranno messe nelle condizioni di poter rientrare nelle loro case” dice il maresciallo Curcio. A un anno dall’alluvione, quasi tutti i 1600 sfollati di Giampilieri, così come quelli di Scaletta Zanclea, Altolia e Molino, continuano a vivere negli alberghi o negli appartamenti in affitto messi a disposizione dal comune. Come Concetto, un imbianchino sessantenne che viveva sotto il ponte dell’autostrada Messina Catania. Concetto non tornerà più nella sua “signora baracca” in via Foraggine. “Non ricostruiranno più le case in un punto così pericoloso. Mi hanno detto che mi daranno un appartamento sempre a Scaletta Zanclea, in una zona più sicura. Per ora però non c’è neanche il progetto”.
Intanto, a un anno dall'alluvione, il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha fatto un primo bilancio sui lavori: sarebbero 35, secondo Lombardo, gli interventi in fase di completamento mentre 25 sarebbero già appaltati.

Sono molti i cittadini che si sentono abbandonati e si lamentano perché in un anno “il fango è stato tolto, le strade sono state ripulite, ma tutto è rimasto così com’era un anno fa”. Non tutti però. “La popolazione è spaccata: c’è chi è soddisfatto dei lavori che stanno portando avanti la Protezione civile e il Genio civile di Messina e chi, invece, è preso dallo sconforto perché vede la sua casa esattamente come un anno fa” afferma il presidente del Comitato dei cittadini “Salviamo Giampilieri” Corrado Manganaro. E spiega: “Noi ci siamo opposti alla nascita delle new town, ma per poter ricostruire in un territorio così problematico ci vuole tempo. Non c’è nessun libro che ci dice come mettere in sicurezza la montagna, bisogna andare sul posto e studiare metro per metro la terra”. Servono insomma pazienza e soldi. “Sono stati stanziati 140 milioni in tutto, compresa l’emergenza, (80 dalla regione e 60 dal governo). Ne servono altri 170”.

Delle difficoltà di intervento parla anche l’ingegnere capo del Genio Civile di Messina Gaetano Sciacca. “Il 1 ottobre del 2009 non c’è stata né un’alluvione né una frana ma un fenomeno del tutto nuovo: una colata di fango detritica. Sotto la terra c’è la roccia, di conseguenza le piantumazioni, solitamente utilizzate nei territori franosi, in questo caso non servono. Per mettere in sicurezza Giampilieri, così come a Scaletta Zanclea, bisogna studiare nuove soluzioni”. Sono 18 i cantieri aperti dal Genio civile. “Dall’elicottero si vede un territorio ancora ferito. E’ vero. Ma rispetto a L’Aquila noi siamo molto più avanti perché lì stanno costruendo delle new town mentre noi stiamo già ricostruendo. E rispetto all’Abruzzo qui i cittadini sono dalla nostra parte. Lo dimostra il fatto che tutte le demolizioni sono state fatte con il consenso dei proprietari della casa che stavamo per abbattere, senza le forze dell’ordine. Perché i cittadini si rendono conto dallo sforzo che sta facendo l’amministrazione pubblica. Ma ora sta allo Stato fare la sua parte, la Regione ha già fatto tutto il possibile. Ed è importante che i lavori non si fermino mai per non far perdere la fiducia ai cittadini”.

Fiducia che non ha però stemperato la rabbia per la tragedia di un anno fa. Una tragedia, continuano a ripetere gli abitanti di Giampilieri e Scaletta Zanclea, che poteva e doveva essere evitata. “Gli anziani profeti, che da anni mettevano in guardia dal rischio frane, non sono mai stati ascoltati” denuncia il comandante della stazione dei carabinieri di Giampilieri Giuseppe Curcio. Non solo. “C’era stata un’alluvione nel 2007, alla vigilia di Natale del 2008 era caduta una grande pietra sulla strada statale principale, bloccando la circolazione per due mesi. Ma nessuno è mai intervenuto”.

In occasione dell'anniversario della tragedia ha parlato anche l'arcivescovo di Messina, Monsignor Calogero La Piana: "Abbiamo denunciato incuria, inadempienze, mancata manutenzione, manomissioni colpevoli e responsabili", ha detto il presule durante la messa celebrata a Messina in ricordo delle vittime, sottolineando che "non tutte le ombre sono state diradate".

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