Metro a Milano, riapre la linea3. Si valutano i danni

Una delle stazioni di Milano chiuse per l'esondazione del Seveso
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La Linea 3 del capoluogo lombardo riparte prima del previsto. Nelle stazioni resta una pesante aria di umido e la rabbia degli edicolanti delle stazioni, costretti a dieci giorni di pausa forzata e che ora hanno paura di venire dimenticati

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di David Saltuari

Dopo dieci giorni di chiusura forzata a causa dell'esondazione del Seveso la Linea 3 della metropolitana di Milano ha riaperto la sera di lunedì 27 settembre, decisamente prima rispetto ai mesi preventivati in modo informale. Nelle tre stazioni tornate funzionanti non sono rimaste tracce dello stop forzato, se non un persistente odore di umido e la rabbia di tutti quelli che nelle stazioni hanno un'attività economica, a cominciare dagli edicolanti.

"La mia paura è che si dimentichino di noi" dice Regina Meroni, titolare dell'edicola all'interno della fermata Sondrio sulla Linia 3 della Metropolitana di Milano. La sua attività è rimasta chiusa per tutti i 10 giorni, da domenica 19 settembre, giorno successivo all'esondazione del Seveso, fino a mercoledì 29, quando ha finalmente potuto riaprire la saracinesca della sua attività. Dieci giorni nei quali non ha avuto incasso, in cui non ha potuto effettuare pagamenti e le sono andati in scadenza assegni. Un danno di qualche migliaio di euro. "Ero praticamente uno zombie. Da Atm (l'azienda dei trasporti milanesi ndr) non mi sapevano dire per quanto tempo sarebbe rimasto chiuso. Mi dicevano che si attivavano, che avrebbero lavorato per fare il prima possibile, ma  parlando con alcuni loro dipendenti in via informale sembrava che potesse restare chiuso per 2 o 3 mesi. Mi sono messa a girare per banche, chiamare i  fornitori, ma mi vedevo già a terra. Dopo tutti questi anni di sacrifici pensavo che avrei perso tutto". Anche perché in casi come questi non sono previsti risarcimenti. "Quelli di Atm" - continua la signora Meroni "hanno deciso di congelarci questi nove giorni di affitto, ma questo è quanto". Che nel suo caso significa poco più di un centinaio di euro. Comune, provincia, regione e azienda dei trasporti si rimpallano competenze e responsabilità e la titolare dell'edicola non è ottimista per eventuali rimborsi: "Io sapevo che esistevano forme di sostegno per quelle attività rimaste chiuse forzosamente, ma per ora sono già contenta di aver potuto riaprire. Poi si vedrà".

Da parte di Atm spiegano  di non essere stati in grado di avvisare i titolari delle attività economiche, perché l'esondazione è avvenuta nella notte tra sabato e domenica. "Ci dispiace per gli edicolanti" spiegano all'ufficio stampa "ma quando le stazioni della metro sono state invase dal fango era notte, la struttura amministrativa che avrebbe potuto contattare i titolari era chiusa. In quei momenti abbiamo pensato soprattutto a capire l'entità dei danni."

L'edicolante della fermata di Zara è però più combattivo. Per Massimiliano Timpano, 40 anni e due figli, l'edicola della metro è l'unica fonte di reddito. "A me Atm neanche mi aveva avvisato che la fermata era chiusa. L'ho scoperto io dai telegiornali. Ho provato a chiamarli per farmi dire i tempi di riapertura ma nessuno sapeva dirmi niente. Alla fine mi hanno mandato una lettera, ma solo su mia insistenza, per dirmi che non sapevano quanto tempo ci avrebbero messo. Ora ho dato tutto in mano a un legale e voglio essere risarcito per questi dieci giorni di stop. Non voglio niente di più, ma almeno che mi venga riconosciuto il danno che ho subito".





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