Melfi, inammissibile il ricorso della Fiom

Lo stabilimento di Melfi
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Il sindacato si era appellato al tribunale contro il modo in cui i tre operai licenziati erano stati reintegrati. Ma il giudice si è dichiarato incompetente

L'odissea dei tre operai di Melfi: le foto

Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli sono i tre operai dello stabilimento di Melfi che sono stati licenziati lo scorso luglio dalla Fiat con l'accusa di aver bloccato la produzione. I tre hanno sempre rigettato l'accusa facendo ricorso al giudice del lavoro di Potenza che li ha reintegrati con una sentenza in agosto. Presentatisi davanti ai cancelli della fabbrica è stato concesso loro di entrare e svolgere attività sindacale, ma non di tornare alla linea di produzione. Un comportamento che la Fiom, il sindacato dei metalmeccanici, ha giudicato illegale, presentando una nuova denuncia.

Ora però il giudice del lavoro del Tribunale di Melfi si è dichiarato "incompetente" rispetto al ricorso presentato dalla Fiom. Ma il sindacato ha già deciso di presentare domani un'ìstanza al giudice dell'esecuzione del Tribunale di Melfi, "per la definizione delle modalità di attuazione" del decreto di reintegro emanato ad agosto dal giudice del lavoro.

Da parte loro, invece, i legali di Fiat, in una nota evidenziano che "nel dichiarare inammissibile l'istanza della Fiom, il Tribunale di Melfi ha confermato trattarsi di richiesta estranea al nostro ordinamento processuale sottolineando che la stessa costituisce 'tentativo, che oltrepassando i limiti dell'analogia, si caratterizza per essere un'iniziativa creativa e di politica legislativa, inibita all'ordine giudiziario"'.

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