Malasanità, inchiesta parlamentare sulle sale parto

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L’annuncio di Ignazio Marino, presidente della commissione: “Troppi punti nascita dove il numero di parti è inferiore alla soglia di sicurezza fissata dall'Organizzazione mondiale della sanità”

Dopo i recenti casi di malasanità, soprattutto in sala parto, scatta un’inchiesta parlamentare. Lo ha annunciato Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del servizio pubblico dopo aver ascoltato rappresentanti dei Nas sugli ultimi casi di cronaca, da Messina, a Policoro, a Padova: "Preoccupata dai dati e dalle relazioni fornite dai Nas, la commissione ha deliberato l'avvio di una inchiesta sui punti nascita del Paese".

Al più presto saranno inviati a tutti gli assessori regionali "dei questionari" in "otto punti: il numero di parti l'anno, di nati vivi e morti, e le percentuali di cesarei, di parti con l'epidurale, di mortalità neonatale e perinatale, di mortalità materna, e di parti in regime di intramoenia". Il tutto per "scattare con esattezza la fotografia dei punti nascita e dare risposte alle 550mila mamme che ogni anno partoriscono in Italia".

Uno dei problemi principali, è l'opinione della commissione, "sono i troppi punti nascita dove il numero di parti è inferiore alla soglia di sicurezza fissata dall'Oms in almeno 1000 parti l'anno". Senza contare che "l'organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che in tutto il pianeta ad avere bisogno di cesareo è il 13,7% delle donne, mentre in Italia la media di parti chirurgici supera il 38%, con Reggio Calabria che è la capitale mondiale del cesareo con il 65%". E' chiaro che su questo punto - ha concluso Marino - anche il governo ha il dovere di intervenire".

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